Saint -Paul de Vence capitale dell’arte. Una Biennale di scultura dedicata alla nuova creazione

Saint -Paul de Vence capitale dell’arte. Una Biennale di scultura dedicata alla nuova creazione

Francesca Graziano

Dopo la sospensione pandemica, in un mondo complesso, sconvolto nei suoi assetti umani, sociali ed economici, sembra quasi naturale affidarsi alle giovani generazioni per una qualsiasi idea di resurrezione. Ed ancor più ci si affida nel mondo dell’arte, che per sua vocazione ha da sempre   anticipato il futuro, ripartire dall’arte con una visione più riflessiva dei fenomeni estetici ed una predilezione per i contenuti nell’ambito di una consapevolezza di necessari valori etici sembra essere la via vincente per risollevarsi dalla temperie depressiva che ha investito chi più chi meno, tutto il mondo. Da questa idea nasce la nuova Biennale di Saint-Paul de Vence 2021 che si affida alla giovane creazione per creare una simbiosi potente fra un passato glorioso e un incerto futuro. “La Biennale – dice Olivier Kaeppelin presidente dell’Associazione Biennale internazionale di Saint Paul- viene consacrata quest’anno alle relazioni fra il sito di Saint Paul, la sua architettura e geografia, la sua luce, i suoi abitanti e l’arte delle nostra epoca, alla trasmissione, alla pedagogia delle opere d’arte, al loro ruolo nello spazio pubblico.” A St Paul ogni pietra racconta una storia, a partire dall’ arrivo di Francesco I, dalle ispezioni del grande architetto militare Vauban, dal destino di grandi famiglie come gli Alziary , i Maeght che hanno lasciato il segno nel villaggio. Le facciate, i bastioni, le case e le torri raccontano a chi sa guardare il ricco passato del borgo. Saint Paul è stato da sempre luogo privilegiato di villeggiatura dei più grandi artisti, scrittori, cineasti, poeti del XXesimo secolo.   Basti pensare a Chagall che è vissuto ed interrato nel piccolo cimitero, a Picasso, Cèsar , Arman, Verdet, giusto per citarne alcuni. Un’avventura proseguita da altri artisti di oggi, Tania Mouraud, David Nash, Antony Gomley, Henk Visch, Wang Keping. .. terra di ispirazione per gli artisti, tra cielo e mare, dove il verde degli alberi risponde al blu del mare che si vede all’orizzonte. All’ingresso del villaggio, all’ombra di grandi platani, si trova la famosa piazza del gioco delle bocce, immortalata dai film con Lino Ventura e Yves Montand. La Biennale scorre tra i vicoli e le piazzette di questo delizioso villaggio incastonato nel cuore della Provenza, disseminando le opere degli artisti fra i luoghi e le sedi messi a disposizione. Dominano i medium della contemporaneità con installazioni site specific e l’internazionalità con giovani artisti provenienti da tutta l’Europa. I loro nomi sono: Aurélie Pétrel, Awena Cozannet, Stefan Rinck, Stéphane Guiran, Florian Pugnaire & David Raffini, Pierre-Alexandre Savriacouty, Kevin Rouillard, Kokou Ferdinand Makouvia, Martine Feipel & Jean Bechameil, Charlotte Vander Borght, Eloide Seguin, Linda Sanches, Scenocosme: Grégory Lasserre & Anais Met Den Ancxt, Delphine Wibaux, Gonzalo Lebrija, Charles Le Hyaric, Juliette Minchin, Quentin Lefranc. Il camino della Biennale in questa roccaforte medievale prediletta dagli artisti di tutto il mondo ci porta sui passi di Aurelie Petrel e la sua Toyo Bay, di Charles Le Yaryc e la sua Nebuleuse des Driades, una nuvola sistemata su un albero d’olivo . Il percorso porta sulla piazzetta della Chiesa alla scoperta dello scheletro in acciaio montato da Juliette Minchin e ricoperto della cera pietrificata delle candele che si sono religiosamente fuse su Omphalos. Nell’espace Verdet ci attende l’opera sinestetica dei due artisti di Scenocosme Phonofolium. Sui remparts da dove piovevano proiettili sul nemico si erge il Billboard di Kevin Rouillard, fatto   di bidoni appiattiti in pannelli color del sole. Les reves de neiges eternelles di Stéphan Guinar nel patio della cappellina del cimitero a pochi passi dalla tomba di Chagall ricoperta di pietre secondo la tradizione ebraica . Ecco il segreto della biennale di Saint Paul –   dice Horya Makhlouf del collettivo giovani critici, rivelare la città attraverso la scultura e la scultura attraverso la città in perfetta simbiosi”.