FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA

Festa del Cinema di Roma all’insegna dell’eclettismo : vince il Premio del pubblico Santa subito il documentario di Alessandro Piva sul femminicidio.

 Francesca Graziano

 

Il massimo riconoscimento attribuito al regista italiano Alessandro Piva che ha firmato il documentario Santa subito è soprattutto un omaggio all’impegno e alla personale passione di un radiografo militante della realtà contemporanea. Filo rosso della Festa del Cinema di Roma diretta da Antonio Monda,  oltre a musica, ambiente e migranti, è stato una straordinaria attenzione al femminile. Tendenza rivelatasi vincente anche per il premio del pubblico attribuito al docu-film di Piva sul femminicidio nella Bari di fine anni ’80. Santa subito è la storia di Santa Scorsese che la sera del 15 marzo 1991 rientrando a casa venne accoltellata a morte dal suo persecutore, uno sconosciuto che l’aveva seguita per anni. Il documentario, “storia di un destino annunciato e paradigma di tante altre storie con lo stesso finale”, è uno dei dieci titoli prodotti attraverso il Social film fund con il Sud, progetto promosso da Apulia Film Commission e Fondazione per il Sud. All’insegna dell’eclettismo, la Festa del Cinema di Roma 2019 ha regalato molte emozioni attraverso la visione di  ottimi film scelti con cura per il loro valore intrinseco o spettacolare. “È la varietà il grande valore aggiunto della manifestazione, ed è una delle cose di cui sono più soddisfatto” ha detto il direttore artistico della Festa di Roma commentando la 14ma edizione della kermesse, la quinta sotto il suo mandato. “Il mio è entusiasmo è legato alla qualità degli ospiti che hanno condiviso il loro tempo col pubblico e l’amore per il cinema, anche quando non si trattava di persone di cinema”. Eclettica e molto internazionale con incursioni nel teatro, musica, arte, letteratura : cresce bene la Festa del Cinema che oltre ai tradizionali Auditorium, Maxxi, Casa del Cinema si è diffusa in tanti altri luoghi della Capitale nel tentativo pienamente riuscito di coinvolgere tutta la città, una grande festa di popolo a gloria del cinema e all’insegna del glamour con red carpet pieno di star e starlettes, ma anche sotto il segno dell’impegno, con un occhio rivolto al pubblico e senza necessariamente l’obbligo di anteprime mondiali (ma ci sono state). Tanti i temi : la diversità razziale, religiosa, sessuale, la precarietà del lavoro, la politica americana e una grande attenzione al femminile … Con tali premesse si è potuto assistere alla proiezione di film di qualità, a partire da quello di apertura “Motherless Brooklyn tratto dall’omonimo bestseller di Jonathan Lethem. Il tre volte candidato all’Oscar Edward Norton (Birdman, American History X, Schegge di paura) ha diretto, scritto, prodotto e interpretato il film, a diciannove anni di distanza dal suo esordio dietro la macchina da presa. Motherless Brooklyn è un bel classico di spionaggio in cui Norton interpreta Lionel Essrog, un solitario detective privato affetto dalla sindrome di Tourette, che si avventura a risolvere l’omicidio del suo mentore ed amico, Frank Minna. Armato solo di pochi indizi e della sua mentalità ossessiva, Lionel svela segreti che tengono in equilibrio il destino di New York, in un mistero che lo porta dai jazz club di Harlem ai bassifondi di Brooklyn e infine ai salotti dei potenti mediatori della città. Nel cast del film anche Bruce Willis,  Alec Baldwin e Willem Dafoe. Il film sarà distribuito dalla Warner Bros Pictures. Tra le   tante opere particolarmente interessanti e riuscite ricordiamo il  documentario Nomad, in the footsteps of Bruce Chatwin di Werner Herzog che  scandisce l’azione narrativa in blocchi divisi e contraddistinti da un titolo, quasi fossero le pagine di un libro, In Patagonia, lo zaino di Chatwin… un viaggio emozionante nei luoghi e fra i popoli indigeni raccontato con la voce narrante di Herzog ci accompagna sulle orme di Chatwin, a cui il regista tedesco fu legato da amicizia e rispetto profondi.  Deux primo lungometraggio di Filippo Meneghetti : storia tutta al femminile di Nina e Mado (Barbara Sukowa e Martine Chevallier), che si amano segretamente da molti anni. Costruito come un thriller, affronta il tema dell’omosessualità e della malattia con tatto e sensibilità. Judy, di Rupert Goold, biopic su Judy Garland : l’opera racconta i fasti e l’ascesa di una ragazzina, Frances Ethel Gumm in arte Judy Garland, nell’Olimpo dell’industria cinematografica americana e mondiale, onorata subito dall’Oscar giovanile e da tanti altri riconoscimenti. Andando verso i quarant’anni Hollywood si dimentica frettolosamente della sua grandezza mentre dal punto di vista personale, Judy Garland attraversa cinque matrimoni segnati da insicurezza e depressione ricorrenti, cui si aggiungono eccessi di alcol e farmaci. L’opera che racconta l’ultima tournée londinese della diva, si risolve in un ritratto asciutto e realistico, il copione è ben scritto, abile nel focalizzare l’attenzione sull’epilogo della Garland, scomparsa all’età di 47 anni. Renée Zellweger regala qui una grande prova d’attrice e lavorando molto a livello introspettivo fa trasparire sul volto i tormenti e il logorio del tempo. Altro biopic Pavarotti di Ron Hawward, bel documentario sul tenore più famoso del mondo. Fra i titoli di maggior richiamo The Irishman  di Martin Scorsese. Una grande riflessione sull’uomo, sul tempo e sul finis vitae, un film malinconico dove i cattivi non diventano mai affascinanti, un racconto a posteriori, tutto in flashback, di un sopravvissuto, un killer al servizio della malavita (Robert De Niro), a lungo guardia del corpo personale del celebre e discusso sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino). Storia di un sopravvissuto a un certo modo di intendere la vita e il crimine, sopravvissuto alla prigione, al lusso, alla propria morale e all’amore dei suoi familiari. Nelle tre ore e mezzo del film Scorsese affronta con sguardo malinconico un mondo da lui frequentato spesso dal punto di vista cinematografico affondando nell’anima nera dei protagonisti senza la consolazione di una vera catarsi. Con La Belle Epoque Nicolas Bedos è tornato a Roma accompagnato dalla protagonista Fanny Ardant, mentre i registi  De la Patellier – Delaporte con Le meilleur reste à venir hanno portato sullo schermo la coppia di successo Fabrice Luchini e Patrick Bruel magnificamente impegnati in una commedia agra sulla malattia e la morte. Cedric Khan con Fete de famille, oscillando tra tenerezza e malinconia, presenta la riunione di una famiglia apparentemente unita che si rivela man mano molto disfunzionale, fra colpi di scena, risate, lacrime. Con un cast di bravissimi attori Catherine Deneuve, Emmanuelle Bercot, Cedric Kahn.. Deludente Tornare di Cristina Comencini a cui è toccato l’onore di chiudere la ricca kermesse romana. Film fondamentalmente narcisistico, si muove in maniera meccanica e banale fra le diverse età della protagonista (Giovanna Mezzogiorno) . Rimane freddo e senza alcun riscontro emotivo il ricorso a simboli insistiti, matrioske e rispecchiamenti, ne viene fuori un tutto irrisolto da cui non filtra nulla se non la noia e la pesantezza di un film francamente poco riuscito. Evento speciale di chiusura, Il peccato – Il furore di Michelangelo, di Andrei Konchalovsky, una sorta di kolossal che ripercorre alcuni momenti della vita dell’artista. Non un biopic, ma una visione lontana dalle mitizzazioni. Nel film troviamo Michelangelo che litiga per soldi con i familiari, in bilico tra le famiglie dei Medici e della Rovere, rivale di Raffaello e Sansovino in un Rinascimento fortemente realistico, fatto di abiti logori e polverosi, sudiciume, brutture, Il regista affronta il tema della libertà dell’artista mettendo in scena il contrasto tra l’uomo e i suoi molti difetti e la bellezza divina della sua arte. Ad interpretare Michelangelo è Alberto Testone scelto per la sua straordinaria somiglianza fisica con il grande artista. Costato 14 milioni di euro, prodotto dalla Jean Vigo di Elda Ferri e da Rai Cinema (Paolo Del Brocco) Il peccato arriva in sala il 24 novembre. … Rimarchevoli gli Incontri ravvicinati, con Bill Murray e Viola Davis a cui sono stati attribuiti i premi alla Carriera, Olivier Assayas, Ethan Coen, John Travolta, Bertrand Tavernier, Hirokazu Kore-eda a cui è stata dedicata una retrospettiva. Sono stati inaugurati quest’anno due nuovi format Duel e Fedeltà-Tradimenti affidati a personalità della cultura. Per quanto riguarda i numeri,  gli incassi sono aumentati del 18%, gli accrediti del 13%, il sito ufficiale con accesso dell’86%.. I biglietti venduti sono aumentati del 10%, gli ingressi del pubblico ad eventi gratuiti dell’11%. In ascesa i social: Facebook +12%, Instagram +36% (il social con il maggior incremento), Twitter +12% e Youtube +23%. La presenza dei media registra un incremento esponenziale del web, con +45%. Ma anche i quotidiani nazionali e locali sono aumentati del 23%, mentre i servizi tg nazionali e locali e le trasmissioni tv e radiofoniche hanno registrato un aumento del 10%. Grande successo per i film di Alice nella città,  sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle nuove generazioni. Il premio per il miglior film è andato a The Dazzled di Sarah Suco, Premio speciale della giuria a Son-Mother di Mahnaz Mohammadi. Premio della migliore regia a Lorenzo Mattotti per La famosa invasione degli orsi in Sicilia, coproduzione italo–francese ispirata a un racconto di Dino Buzzati.  Il film è stato in concorso a Cannes per la sezione Un Certain regard. La versione italiana è interpretata dalle voci di Toni Servillo, Antonio Albanese, Linda Caridi, Maurizio Lombardi, Corrado Invernizzi, Alberto Boubakar Malanchino, Beppe Chierici, Roberto Ciufoli, Nicola Rignanese, Mino Caprio, Corrado Guzzanti nel ruolo di Salnitro e con la partecipazione straordinaria di Andrea Camilleri nel ruolo del Vecchio Orso.