Francesco de Benedetta, motivo di quintessenza nella forma

Francois Benoit

L’artista fondatore dell’Accademia, in arte François Benoît, conserva la sua caratteristica fondamentale della contemporaneità

di Luigi Tallarico, avvocato ed esperto d’arte

L’analisi storiografica, al pari dell’esame stilistico, eseguita sull’opera di François Benoît, se da una parte ci conferma che l’arte non sfugge al proprio tempo, dall’altra ci convince che il tempo, in quanto divenire e passaggio perciò è moto, non sottrae le caratteristiche proprie della struttura o, se vogliamo, della cosa in sè, cioè dell’essenza. Con la conseguenza che l’ala fugace del tempo non si sottrae alla contemporaneità e staticità propria della sincronia.
In definitiva l’opera di Benoît conserva le due caratteristiche, cioè quella del moto espressivo, non sottratta alla presenza diacronica del tempo, dal quale ricava peraltro le motivazioni mutevoli e cangianti che si chiamano stili, nonchè quella della contemporaneità, in cui la struttura – pur procedendo insieme al tempo – non perde il controllo della purezza in sè della materia, cioè il motivo quintessenziale della forma.

Francois Benoit - Angolo di Cielo
Francois Benoit – Angolo di Cielo (49×50 Cm) – Tecnica mista su legno

Talché la sua visione, mentre sembra risentire dell’applicazione di regole stilistiche, appartenenti a correnti di pensiero e di idee storicizzate, in effetti cura la forma nelle sue desinenze oggettive, non disdegnando i risultati di ordine estetico.
In verità, la riprova che la valenza della sua visione non segue le regole connesse allo sviluppo del linguaggio delle avanguardie storiche (in particolare: espressionismo e astrattismo, senza trascurare gli esiti informali) , è da ricercare nel fatto che Benoît non si adegua agli stilemi e nemmeno alla periodizzazione cronologica e progressiva delle forme, così come evidenziati in sede storica. E se pertanto i suoi esperimenti seguono un itinerario carico di cesure e molte volte di percorsi inversi, quasi sempre all’immagine da ab-s-tràhere, legata alla natura, cui fa seguito l’immagine concreta, negandosi il presupposto, consolidato in sede storica, che essendo la realtà figurale già astrattizzata, la forma è ormai fuori dei contenuti fenomenici.
D’altra parte, la sua visione fa seguire all’assoluto astratto una annotazione figurale, non solo in ordine di tempo, ma anche in funzione di assemblaggio di piani sovrapposti e di forme contaminate dagli opposti. Senza contare che i contenuti informali e cosmici, con gli interni e i paesaggi , si accendono di luce più fantastica che naturale, più spirituale che materica: la conseguenza è che i valori della struttura-luce potenziano una espressività che potremmo definire metafisica, perchè legata alle valenze fantastiche e di superficie e non al brulicare materico di ordine informale e volumetrico.

Francois Benoit - Bosco in Fiamme
Francois Benoit – Bosco in Fiamme (50×70 Cm) – Olio su tela

Possiamo pertanto convenire che l’arte di Benoît, prima di riferirsi ad uno stile che privilegi gli elementi primari del colore, della plasticità, dello spazio, come dire la forma e l’informel, la figuratività e l’astrazione, in effetti afferma quei valori che prendono consistenza dalla fantasia espressiva, rifiutando non solo le contraddizioni insite nell’oggettività, ma le oscurità che popolano i pensieri intersoggettivi e le idee astratte di una scienza autonoma dell’arte.
In definitiva l’opera di Benoît è attratta da quel “vero poetico” che mentre nega valore di autonomia al “vero fisico”, perchè mutevole come le epoche storiche, d’altra parte scardina le categorie stilistiche ed estetiche. Proprio perchè la fantasia non solo supera i valori della “ragione” storica, ma oblitera il dogmatismo della cosa in sè, ribadendo che “nessuna cosa ha un valore autonomo -come è stato detto- se riceve un valore diverso da chi la fruisce”.

Francois Benoit - Paesaggio lacustre
Francois Benoit – Paesaggio lacustre (100×70 Cm) – Olio su tela