Abramo Lincoln, un avvocato americano

Abramo Lincoln

Nel libro di Rosario Tarantola testimonianze e considerazioni sul rispetto e la difesa dei Diritti Umani

di Giuseppina Laura Tarantola, docente d’arte

La tematica costante e comune a queste opere teatrali è quella di trasmettere, attraverso “l’Arte della parola in diretta”, l’Idea di Giustizia, utilizzando l’aspetto storico e giudiziario, quest’ultimo peculiare della mia attività quotidiana e fonte di esperienze dirette e indirette.
Queste le testuali parole tratte dal libro scritto da Rosario Tarantola, avvocato, che porta lo stesso titolo del suo ultimo lavoro teatrale e che, oltre a riportare la sceneggiatura, racconta testimonianze, considerazioni, ricerche storiche e approfondimenti su quello che costituisce il filo conduttore di ogni sua iniziativa e cioè l’interesse per il rispetto e la difesa dei Diritti Umani.
Fondatore, sin dagli anni dell’Università, della prima Compagnia teatrale , ha oggi all’attivo un notevole numero di rappresentazioni di Processi storici che hanno fatto epoca, realizzate in sedi prestigiose come: Aula Bunker del Tribunale di Palermo, Auditorium del Parco della Musica, Palazzo Spada, Teatro Brancaccio, Palazzo di Giustizia a Roma. E poi Berlino, Pistoia, La Pergola di Firenze, Marzabotto, Genova, Pisa, Gela, La Spezia, Trento, Venezia. Tra le opere : “Voci da Norimberga”, “Il caso Bebawi”, “Il processo Dreyfus”, “Gandhi Attorney” , alternati a spettacoli brillanti come: ”Farse Giudiziarie”, “Una causa da non perdere” e numerose altre. Le Compagnie che si sono avvicendate hanno titoli come: Avvocati alla ribalta, Avvocati in compagnia, La Compagnia degli avvocati, Avvocati . La consulenza e la collaborazione di autorevoli rappresentanti del mondo giudiziario, all’interno degli stessi spettacoli , hanno garantito non solo qualità ma anche autenticità e aderenza ai principi di natura storica, etica e sociale.
Nei primi di Gennaio di quest’anno, il Teatro Golden di Roma ha ospitato ”La Compagnia degli Avvocati” nell’ambito del Sesto Festival del Teatro Forense, con la nuova, inedita opera dal titolo: “ABRAMO LINCOLN – un avvocato americano”. Scritta, messa in scena e diretta da Rosario Tarantola, il quale ha posto in essere la prima replica presso il Teatro Città di Alvito nel 2 Dicembre 2018. La partecipazione intensa del folto pubblico, nelle due occasioni, evidenzia quanto i contenuti messi a fuoco siano profondamente sentiti e oltretutto anche di grande attualità. Sono all’ordine del giorno purtroppo, le drammatiche notizie trasmesse dai moderni mezzi di comunicazione sui numerosi episodi di schiavizzazione in varie parti del mondo, sulle migrazioni forzate di intere popolazioni causate da guerre e da regimi dittatoriali.
Sullo sfondo della complessa Storia d’America, l’immagine autorevole e la statura morale del Protagonista coinvolgono incontestabilmente le coscienze con la consapevolezza delle alterne vicende che hanno travolto inesorabilmente tutto il XIX secolo sulla questione della schiavitù e della deportazione in massa di esseri umani e cioè della Tratta. In particolare del profondo conflitto tra gli Stati del Nord, divenuti, con il miglioramento economico e sociale, abolizionisti e quelli del Sud, assertori della schiavitù addirittura quale sistema ereditario. Fu proprio Lincoln, nel Gennaio del 1863, a dare il colpo di grazia a tale inumano fenomeno con il “Proclama di Emancipazione”, pagando però con la vita, a soli 56 anni, quella che considerava la missione più importante del suo mandato. Venne ucciso dall’attore John Wilkis Booth con un colpo di pistola, mentre nel palco del Ford’s Theatre di Washington assisteva ad una commedia brillante.
Singolare il personaggio Abramo Lincoln: un uomo che per la sua fisicità non passava inosservato: con il suo metro e novantatre superava in altezza chiunque a lui si accostasse. Magro, il volto scavato come scolpito con l’accetta, lo sguardo profondo e grave, era dotato di mani molto forti avvezze al duro lavoro manuale. Non disdegnava di indossare, durante le riunioni ufficiali, una tuba nera più alta di quelle degli altri ospiti… se ce ne fosse stato bisogno, come si evince anche dalle immagini fotografiche d’epoca. E non mancano le numerose interpretazioni pittoriche e plastiche della sua figura eternata nelle monumentali sculture del Monte Rushmore o della Lincoln Memorial.
Non ancora insediato alla Casa Bianca con la carica di Presidente degli Stati Uniti ( ciò avverrà nel 1861), per le doti umane, i saldi principi di democrazia, essendo convinto assertore della “cross-examination” (interrogatorio incrociato), la sua forte personalità iniziava a delinearsi nell’ambito dell’attività forense.
Particolarmente nell‘episodio riguardante la clamorosa vittoria nel Processo detto dell’Almanacco Lunare. Processo che vedrà assolto in pieno l’imputato William Duff Armstrong erroneamente accusato di assassinio. La scena “teatrale” è ambientata nell’anno 1858, in un caldo giorno di Agosto ,a Springfield, nello Stato dell’Illinois, di fronte allo Studio Legale di Abramo Lincoln, la cui insegna recita : “Lincoln – Herdnon law Offices”. La scena si sposta poi all’interno del Tribunale nella città di Breardstown. L’avvocato Abramo Lincoln supera il contraddittorio con l’ausilio di un Almanacco, essendo appassionato di Astronomia, usando la sua logica persuasiva nel porre in atto il principale obiettivo: il raggiungimento della Verità con il rispetto e la correttezza dei mezzi legali.
Sullo sfondo della Storia del genere umano che, sin dall’antichità, pone in atto il crudele sfruttamento dell’uomo-schiavo, si apre su un grande schermo la scenografia della evoluzione dei tempi, proponendo all’inizio tragiche immagini documentate, evidenziando il graduale mutamento nella presa di coscienza del valore della libertà, della dignità, del diritto all’emancipazione, nell’America tra il 1800 e i primi decenni del 1900, introducendo così la narrazione in tema.
L’adozione di una dialettica scorrevole e a tratti alleggerita da battute che sciolgono la tensione, si concretizza, con l’interpretazione di ormai consumati avvocati-attori, in un linguaggio che, con il susseguirsi delle scene, si fa sempre più incalzante, intenso e drammatico. Particolarmente curati i costumi, originale l’accompagnamento musicale.
Sorprendente è il finale, scritto nell’omonimo libro, con il coinvolgimento di alcuni spettatori in qualità di Giurati. Efficace l’intervento, quale” Deus ex machina”, del Giudice, interpretato dallo stesso autore-attore, nell’atto di proclamare il fatidico: “ Non Colpevole”.
E’ stato dunque evitato un possibile grave errore giudiziario.