Daniela Delle Fratte, DiDiF

Quadro L'estasi della saggezza

La natura dell’artista, ha lo scopo primario di rivelare l’interiorità dell’uomo nel momento della sua percezione

di Vittorio Sgarbi critico d’arte

Cosa mai dipingerebbe la romana Daniela Delle Fratte, se non esistesse la natura? Domanda solo apparentemente insidiosa a cui si potrebbe rispondere in questo modo: continuerebbe a dipingere ciò che dipinge ora ovvero se stessa.
Nel più autentico spirito romantico come se lo Sturm Un Drang fosse fenomeno culturale di piena attualità e non appartenente a oltre due secoli addietro, la Delle Fratte si confronta con una natura che non è mai qualsiasi, anche quando non viene colta, grandiosa, mentre libera forze di titanica esuberanza o, più acquietata, genera atmosfere di struggente sospensione.
La natura della Delle Fratte, come quella di Friedrich o Turner, ha uno scopo primario: rivelare l’interiorità dell’uomo nel momento della sua percezione, perché nulla potrebbe aspirare ad un significato, in animali dall’intelletto irrimediabilmente relazionale come il nostro, se non facendo capo a ciò che ci portiamo dentro, nel cervello e nel cuore. Nulla è davvero come è, ma solo come ci può sembrare, sulla base delle nostre umanissime facoltà di comprendonio, oltre non c’è permesso andare.
Considerarsi al centro dell’universo, allora, come se il tutto fosse stato creato non per proprio conto, ma per farci da spettacolo, non è un atto di insopportabile superbia, ma l’unica posizione che si possa assumere rispetto ad una immensità destinata altrimenti a rimanere al di fuori delle nostre capacità di commensurazione.
Per questa via, la Delle Fratte scopre che la natura non è, non può essere un oggetto, salvo ingannarsi sul suo conto, come Leopardi invitava a non fare. La natura è innanzitutto un sentimento, che è il modo di sentire il suo essere soggetto, il più grande fra quelli da noi percepibili, all’interno del nostro, il riconoscere che fa parte di noi come noi riconosciamo di essere una sua parte.
Se è possibile questo porsi secondo un piano di reciprocità, è perché lei e noi possediamo un elemento comune di carattere spirituale, l’anima, come già pensava Platone, ritenendola emanazione di un unico fattore originario, il Demiurgo.
Ecco, la pittura della Delle Fratte è un’esplorazione interiore alla ricerca dell’anima dell’universo, nell’intento di capire quanto corrisponda alla nostra. Un’artista che la natura se la porta anche nel cognome non avrebbe potuto fare altrimenti.

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