Camilleri e la sua conversazione su Tiresia

Andrea Camilleri

Lo scrittore, con la forza della sua narrazione, ricostruisce la storia del celebre indovino attraverso i secoli

di Angiolina Barone scrittrice

A novantaquattr’anni, vincendo una sfida a se stesso, solo sul palcoscenico millenario del Teatro greco di Siracusa, Camilleri ha voluto proporre in chiave ironica e poetica, maliziosa e dissacrante, storie antiche che, illuminate dalla sua formidabile cultura e dalla sua inesauribile arguzia, diventano moderne, attuali.
Indossando i panni di Tiresia e accomunato a lui dalla condizione tragica ma anche catartica della cecità, lo scrittore, con la forza della sua narrazione, ricostruisce la storia del celebre indovino attraverso i secoli, protagonista letterario delineato in età antica e moderna da scrittori, poeti, filosofi, drammaturghi.
E conversa con loro, a cominciare da Omero, Sofocle, Seneca e poi Dante, Eliot, e Pavese e Primo Levi e Pasolini fino Woody Allen, sulle sue vicende e sulla versione che questi grandi artisti hanno voluto darne, ognuno la sua.

Liriope Presenta Narciso a Tiresia
Liriope Presenta Narciso a Tiresia

Un’opportunità impagabile per tutti noi di godere della sconfinata cultura, suffragata da un’eccezionale memoria, di un Maestro, che riesce, senza il consueto aiuto di cui godono gli attori, anche i più grandi, del suggeritore o del “gobbo”, a dominare senza interruzioni il palcoscenico per quasi due ore, tenendo desto il nostro interesse e facendoci appassionare su personaggi e avvenimenti lontani nel tempo, nello spazio e nella sensibilità, facendoci riflettere sulla condizione dell’uomo e sull’immutabilità dei suoi sentimenti e delle sue aspirazioni attraverso i secoli.
Ad Andrea Camilleri è riconducibile il pregio di avere con i suoi scritti, che ci hanno regalato personaggi che ormai da anni sono nostri amici e che nessuno si stupirebbe di incontrare sulle scale di casa, portato alla ribalta la Sicilia, le bellezze naturali e artistiche, la ricchezza culturale di questa terra e la generosità e lo spirito di accoglienza, ma anche le mille contraddizioni e le debolezze dei suoi figli, sdoganandone la figura da quell’archetipo riduttivo proposto da molti e che non le rende giustizia, quello di pensare al siciliano come ad un mafioso o ad una vittima della mafia.
Solo al centro di quel grande teatro, carico di anni e cieco, Camilleri non incarna quello che Alfieri definiva “l’umor nero del tramonto”, anzi riesce a trasmettere un senso di robusta vigoria ed ad esprimere la sua grande voglia di comunicazione, che è peculiare di chi ancora ha tanto da dire.

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