Le grottesche di Raffaello: ipotesi di ricerca. Prof.ssa Lucrezia Rubini

Giovanni da Udine, festoni di fiori e frutta, galleria con Storie di Psiche, villa della Farnesina, Roma

Le grottesche di Raffaello: ipotesi di ricerca. Prof.ssa Lucrezia Rubini

Quest’anno ricorre il quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520). Una grande mostra alle Scuderie del Quirinale lo celebrerà, così come altre mostre, conferenze e seminari in tutta l’Italia. Sarà l’occasione per riscoprire, anche con elementi inediti, la sua straordinaria produzione e nuove prospettive di studio saranno aperte, così come è avvenuto nel quinto centenario della sua nascita nel 1983, precisamente 37 anni fa, i pochi vissuti dall’artista. Ci interroghiamo su quali avrebbero potuto essere le potenzialità della sua produzione, ma sembra come se Raffaello avesse immaginato di morire precocemente o perlomeno ha agito preoccupandosi di lasciare l’eredità della sua arte ai posteri, mediante l’azione dei suoi allievi. La straordinaria genialità e modernità dell’artista può essere individuata in due punti fondamentali: 1) la sua capacità di far rivivere l’antico; 2) le sue capacità imprenditoriali e organizzative nel lavoro di bottega. Entrambe questi concetti trovano dimostrazione nella elaborazione e diffusione delle grottesche.

Come è noto -ma anche su questo, studi condotti in occasione di questo centenario, potrebbero appurare meglio come siano andate le cose-, pare che nel 1480 un giovane romano fosse caduto per caso presso un sotterraneo, che si rivelò essere l’antica Domus Aurea di Nerone, sul colle Oppio, di fronte al Colosseo, eretto a Roma tra il Celio e l’Esquilino tra il 64 e il 68 d.C. Fu detta Aurea sia per le tracce di oro trovate nei dipinti, sia per la sua grandiosità e sfarzo. Lo stile usato è il cosiddetto “IV stile pompeiano”, già diffuso prima del regno di Nerone, ma del quale nella Domus Aurea viene elaborata una declinazione che condizionerà la produzione successiva: horror vacui, vastità delle decorazioni, monumentalità, fughe prospettiche, quadretti sospesi tra ghirlande –con paesaggi marini o montani, di scene sacre o mitologiche–, cornici di meandri, festoni, ghirlande, girari di fronze e pomi, candelabre. Il tutto abitato da animali fantastici, sfingi, mascheroni, sirene bifidi, putti con ali di farfalla.

Frequentarono queste grotte sotterranee, calandosi per 40 metri di profondità e illuminando quelle immagini con le luci baluginanti delle torce, Michelangelo, Giovanni da Udine, Pinturicchio, Botticelli e Raffaello: questi i nomi che vengono generalmente citati nella letteratura esistente – ma anche su questi, forse lo studio di documenti, carteggi, potrebbe apportare qualche contributo?

Ritornare su un’analisi accurata dei vari pattern decorativi, messi in atto, non da Raffaello direttamente, ma dalla schiera di allievi che egli diresse e che portarono avanti, dopo di lui, un linguaggio spesso autonomo e originale, sarebbe uno studio filologico utile.

Per rimanere sul filone delle grottesche, Raffaello era stato a Roma sicuramente nell’autunno del 1508 e un influsso della visita alle “grotte” lo possiamo riscontrare nei cromatismi della “Galatea” della villa Farnesina del 1512-13, mentre non sembra si fosse fatto coinvolgere dalle decorazioni minute e dagli episodi puramente ornamentali, con cui si imita una tappezzeria con piccoli riquadri appesi. Non troviamo tante grottesche nei dipinti realizzati da Raffaello, così come non si interessò, diversamente da Leonardo e Michelangelo, alla sintesi del repertorio antico e dei bestiari medievali. Nelle imprese dal 1416 alla morte, Raffaello affidò ai suoi allievi, in primis Giovanni da Udine, il Penni, Giulio Romano, Baldassarre Peruzzi, che lavorarono nelle Logge vaticane, alla Farnesiana, a Villa Giulia, tutto il lavoro di decorazione, a grottesche, che si distendono su ampie superfici. Egli si riservò solo la realizzazione di parti istoriate, per meglio aderire alla committenza. E’ quanto accade nella Loggia del cardinale Bibbiena, dove l’intervento diretto di Raffaello ha riguardato otto riquadri con storie di Venere, mentre gli allievi si son potuti sbizzarrire con grottesche, che annullano le strutture architettoniche e ostentano un repertorio ricchissimo di pergole, candelabre, tende, verzure, nastri, che costituiscono citazioni precise dalla Domus Aurea. Primo fra tutti, in questo lavoro di rielaborazione delle grottesche antiche, è Giovanni da Udine, che raggiunge la massima espressione nei frutti e nelle verzure della Loggia di Psiche alla Farnesina, mentre costituisce una rielaborazione fantastica, sintesi straordinaria degli elementi antiquari e dei bestiari di medievale memoria, la volta della sala a pianterreno di palazzo Baldassini, commissionata dal giurista romano Melchiorre Baldassini (1517-19). Questi avrà dato piena libertà inventiva all’allievo di Raffaello, che qui ne adotta le dinamiche organizzative e manageriali, avvalendosi a sua volta di una larga schiera di allievi.

Ecco ritengo che un contributo specifico per gli studi su Raffaello, in occasione di questo centenario, potrebbe essere apportato da uno studio filologico “sulle carte”, riguardante gli allievi di Raffaello, distinguendone il valore partecipativo nelle imprese del maestro, da intendere non come elementi di “minore autografia”, ma come espressione di un’organizzazione “di bottega”, capace di “fare scuola”, in un’ottica estremamente moderna, consistente nel tramandare agli allievi il patrimonio di conoscenze di cui è portatore il Maestro, capace di avere l’apertura mentale di lasciar lavorare ed esprimere liberamente gli allievi, che, solo così, potranno diffondere realmente la sua filosofia estetica. Penso che l’eredità di Raffaello consista anche in questo metodo didattico di reinvenzione e diffusione dell’antico.

Bibliografia

AA.VV. Oltre Raffaello, aspetti della cultura figurativa del cinquecento romano, catalogo della mostra, a cura di L.Casssinelli e S.Rossi, Roma, maggio –luglio 1984, Comune di Roma, et.al., Multigrafica ed.

I.Baldassarre et al., Pittura romana, Milano, Motta, 2006