La seduzione del colore

La seduzione del colore

di Daniela Di Bitonto

Tanti artisti nella storia. Tutti diversi e unici. è il colore che li unisce con la sua vitalità, l’entusiasmo di esistere e la gratitudine verso tutto il Creato
L’uomo primitivo si procurava il cibo cacciando e raccogliendo frutta e miele, mangiava, dormiva, si accoppiava, allevava i cuccioli e si difendeva dagli animali predatori. Ma il Creatore gli aveva innestato una fiammella, alimentata dal desiderio di capire, che andava dal cuore alla testa.
La sua luce lo faceva soffermare a osservare ciò che lo circondava e così cominciò a dare un nome a ogni cosa. Ma non bastava. Quanti colori vedeva, tutto attorno a lui era pieno di colori, tanti e molto diversi tra loro.
Un legnetto bruciato, carbonizzato ed ecco un segno su una pietra. Tanti segni sulle pietre fino a cercare una rappresentazione, un significato, fino a che i segni divennero disegni.
Poi trovò pietruzze e terre che, sgretolate e impastate, regalavano i loro colori a oggetti, a pareti, al suo stesso corpo. Trovò animaletti che seccati e triturati diventavano meravigliosa polvere rossa. E colorò tutto ciò che fabbricava: vasellame, legno, tessuti. Dai graffiti disegnati sulla pietra passò a colorare pareti.
Che scoperta dare colore su una malta appena rasata! Quel colore penetrava nell’impasto resistente per secoli, quella parete di intonaco fresco diventava un affresco. Che dire della silice che con il fuoco si mutava in pasta trasparente: il vetro! E poi unito a polveri colorate ecco il vetro colorato e successivamente ecco le coloratissime vetrate piombate delle nostre chiese. Il colore travolge di entusiasmo. Statue in marmo greche e romane furono scolpite mirabilmente, ma l’uomo, non pago, le dipinse con colori vivaci.
Non erano affreschi, per cui la pittura superficiale nei secoli si staccò, si polverizzò e noi contemporanei possiamo solo ammirare il marmo scolpito.
E le tombe egizie?
Colori sfolgoranti destinati al buio e all’oblio.
Ma l’archeologia portò alla luce il passato.
I pavimenti di Aquileia e di altre case o basiliche sparse per l’Italia! Magnifici i disegni, ma anche qui il colore. Su quei mattoncini cotti tanti colori. Il mosaico ci restituisce la consapevolezza della creatività umana, il mosaico è un prodotto artistico fantastico, quasi indistruttibile, fatto di pazienza e di armonia. E oltre ai pavimenti anche absidi, esedre, facciate. Santa Maria in Trastevere, S. Apollinare a Ravenna. Una festa di colori. E la Sagrada Famiglia a Barcellona. C’è un pestello e ci sono pezzetti di lapislazzuli, di malachite, di terre rosse e poi resine, radici, fiori, insetti rinsecchiti. E allora con pazienza, con aggiunte misteriose e con mestiere sapiente tutto diventa polvere magica, pigmento, colore.
Anche le più umili argille, le farine fossili, il piombo, la crisocolla e l’azzurrite danno il loro contributo.
E l’acqua, l’uovo, la cera, l’olio, i pennelli, le tavole, le tele, le pareti fanno il resto. E c’è l’artefice, l’uomo, che trasforma tutto questo nella rappresentazione del suo mondo. E poi arriva l’industria che dà all’artista vasi e tubetti di colore già pronto, crema così seducente da mangiarsela invece che intingerne il pennello. La seduzione del colore è tale che anche le facciate dei palazzi nelle nostre città hanno richiesto con prepotenza d’esser dipinte. Possibilmente da veri e bravi pittori.
La Natura esprime un mondo coloratissimo. L’uomo ha tentato di riprodurre tutto ciò, ma poi quando s’è fatto autore del suo mondo e padrone delle sue proprie percezioni, egli ha creato la sua visione attraverso l’arte figurativa. E i colori sono i suoi, personalissimi colori, che si armonizzano con le forme che disegna e dipinge. Quella fiammella che il Creatore innestò millenni fa ora dilaga generosa e ogni uomo ne possiede una diversa e unica. Per cui tanti artisti diversi e unici. Il colore è vitalità, è l’entusiasmo di esistere, e la gratitudine verso tutto il Creato.