FELLINI DEGLI SPIRITI

“Fellini degli Spiriti” il docu-film dedicato al grande regista riminese nell’anno in cui viene celebrato il centenario dalla nascita.

Francesca Graziano

Si è appena concluso l’anno dedicato alle celebrazioni del centenario dalla nascita di Federico Fellini (nato il 20 gennaio 1920 a Rimini ) Rai 1 ha messo in onda per l’occasione il docu-film di Anselma Dell’Olio “Fellini degli Spiriti” prodotto da Mad Entertainment con Rai Cinema in coproduzione con Walking the Dog. Critico cinematografico, attrice e regista, l’italo-americana Anselma Dell’Olio, (Selma Jean Dell’Olio), esplora, con l’aiuto di personaggi che il regista hanno conosciuto, l’aspetto più segreto della complessa personalità del grande cineasta. Il viaggio nell’universo felliniano indagato dalla regista, nota per la sua collaborazione professionale con Fellini e  già vincitrice del David di Donatello per La lucida follia di Marco Ferreri nel 2018, ha richiesto due anni di lavoro tra ricerche e realizzazione. Selezionato per il Festival di Cannes 2020 sezione classics e presentato in anteprima a Bologna e a Rimini, ha già ricevuto numerosi consensi internazionali. Nel ricco mosaico di interviste, documenti inediti, confessioni, nella sua fitta rete di simboli e riferimenti e attraverso spezzoni ed immagini dei film, (Giulietta degli Spiriti, La voce della luna, pagine del Libro dei Sogni..),  raccontano le magiche alchimie di Fellini  la cartomante Terry Gilliam, la sensitiva amica di Gustavo Rol Giuditta Mascioscia, i registi William Friedkin, Damien Chazelle, Terry Gilliam, i collaboratori e gli amici più stretti, artisti, analisti, musicisti… L’ erratico, affascinante viaggio nei meandri della psiche del grande riminese, narrato con sapienza nel docu-film, dà parecchio spazio alle spinte religiose, psicoanalitiche e mistiche delineando una poetica, una filosofia, una liberatoria visione del mondo risolte nella vitalistica ( ma quanto mortifera) danza finale, quasi a sottolineare il complesso rapporto del grande regista con l’ineluttabile transito che conduce alla non-esistenza, porta d’accesso a quei mondi misteriosi e sconosciuti che ha costantemente cercato di esplorare nei suoi film. Fellini sfugge alle etichette in nome di una libertà creativa senza limiti, ma abilmente controllata, sempre tenuta sul filo di una inesauribile fantasia. Sognatore e ribelle, il grande cineasta ci trascina ogni volta in un suo teatro molto personale, dove anche i desideri più assurdi si possono realizzare, ci racconta storie strane e poetiche, vi getta dentro la vita, l’amore, gli incubi, abbatte la barriera degli elementi e dei regni, (della realtà, dell’irrealtà), traducendo in linguaggio cinematografico le tracce del sogno come essenza degli esseri e delle cose. Verve fantastica, costruzione e decostruzione di mondi accompagnano infatti tutta la sua attività filmica, ma si accentuano a partire dalle Tentazioni del Dottor Antonio, proseguendo con Otto e Mezzo e Giulietta degli Spiriti. Al pari di Bergman cerca di ricreare nel cinema aspetti della realtà ultrasensibile, il misterioso, l’esoterico, il “mondo non visto”, in una ricerca incessante di altre possibilità, altre dimensioni, altri viaggi. L’incontro con Ernst Bernhard fu per lui fondamentale: lo psicoanalista junghiano non solo gli svelò le vie attraverso cui si manifesta l’Inconscio, ma gli mostrò anche una nuova visione del mondo attraverso la lettura dei Tarocchi e la consultazione degli IChing. Frutto della frequentazione con Bernhard fu il suo famoso Libro dei sogni, fedele sintesi di scenografie e visioni notturne, di cui il regista operava al risveglio la memorizzazione grafica. Immagine e testo seguono approcci differenti, da una parte il linguaggio ricco, preciso, complesso, dall’altro il disegno trasmette la meraviglia dell’immaginario notturno e la distanza che serve per decifrarlo. Del resto era il disegno il primo schermo su cui proiettava le sue visioni, i sogni, le trame. Soleva dire: “Il cinema non è figlio della letteratura, ma della pittura”. Come uno Chagall della macchina da presa Fellini attraversa i generi, li riconosce, li ama, ma rimane sempre e comunque sé stesso, con la sua segreta volontà di illogismo, convinto che ciò che logico non sembra sia spesso ciò che più si avvicina alla verità. Alle letture di Jung, specialmente quello dei Ricordi, Sogni, Riflessioni, si rifà soprattutto la sua fascinazione per il diverso e il marginale che tanta parte avranno nei suoi film. Fondamentale l’incontro con il professor Gustavo Rol,“un’antologia di fenomeni paranormali”, lo definiva, conosciuto per “Giulietta degli Spiriti”; il sensitivo torinese, attraverso numerosi esperimenti, gli proverà l’esistenza di altre dimensioni perché non c’è un termine al viaggio degli esseri umani. E vale forse ricordare l’interesse di Fellini per le pratiche sciamaniche dello scrittore-antropologo Carlos Castaneda su cui avrebbe voluto fare un film, questo per dire quanto il geniale regista fosse interessato allo strano, alla diversità, a tutto ciò che è irrazionale.