“Suggestioni in immagini da una Città” Prof.ssa Lucrezia RUBINI

“Suggestioni in immagini da una Città” è il titolo della mostra collettiva d’arte degli artisti UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani) sezione Roma 2, inaugurata il 10 gennaio presso la Borgo Gallery, in Borgo Vittorio 25, a Roma, che proseguirà fino al 18.

L’organizzazione è stata curata dal Presidente dell’Associazione Ercole Bolognesi e dalla gallerista Anna Isopo.

Quindici gli artisti coinvolti: Anna Aglirà, Rosa Maria Avallone (Selly), Wanda Bertozzi, Iginia Bianchi, Ercole Bolognesi, Angelo Bottaro, Anna Coppi, Clara Di Curzio, Francesca Romana Fragale, Rita Labella, Duilio Marchesini, Claudio Morleni, Gianluigi Poli, Riccarda, Giselda Santarelli, Gioacchini Schembri.

Tra i presenti: la presidente dell’AIAM (Accademia Internazionale d’Arte Moderna) Franca di Furia e la vicepresidente Francesca Romana Fragale; vari artisti del Movimento dell’Effettismo, tra cui la stessa presidente Francesca Romana Fragale, Claudio Morleni e Daniela Di Bitonto; molti giornalisti, critici d’arte, personaggi della cultura e dell’arte come Sigfrido Oliva, artista e giornalista, hanno animato la serata, svoltasi in un clima di grande partecipazione gioiosa e di confronto sui temi dell’arte.

La cura critica è stata affidata alla scrivente, che segue il gruppo UCAI dal 2018, avendone già curato altre mostre, e che nella presentazione ha individuato elementi di riflessione, condivisi dal gruppo: “Le opere esposte offrono elementi di riconoscibilità dei luoghi più frequentati dai percorsi turistici, oppure angoli nascosti e poco conosciuti. Lo scopo è quello di muovere uno sguardo epifanico su tali luoghi, in modo da rivelarli, riscoprirli, rivederli con una lente speciale, quella dell’arte, che non fa vedere meglio, ma fa vedere “oltre”, verso un’eccedenza che nessuna foto, nessuna descrizione banalmente mimetica può rendere. In tal senso la “visione” di luoghi noti e meno noti di Roma potrà essere fruita con occhi nuovi, riscattando quelle immagini dall’assuefazione oleografica da souvenir. Ancora, questa rilettura, rivisitazione, ricodificazione, potrà recuperare dimensioni della meraviglia, perdute nell’assuefazione del già visto, propinato dai mass media. Le strategie, messe in atto dagli artisti per tale azione– che potremmo definire di recupero di immagini antiche, ma in un’ottica nuova, ovvero contemporanea, viva, concreta, moderna, al passo coi tempi–, consistono nell’affabulazione, nell’incantamento, nella sospensione della poesia, della fiaba, della trasfigurazione fantasiosa e fantastica, che potrà lasciare il segno nel cuore di chi guarda le opere d’arte esposte e trasferire tali suggestioni e pathos nella Roma che si offrirà al suo sguardo, nuova, appunto. Alcuni artisti, trasfigurando reperti antichi, li hanno fatti emergere dal passato, li hanno così resi presenti, non come memento mori, ma come medium per un dialogo ideale tra quel passato e questo presente, tra quelle radici e un futuro che si radica nel presente, per poterne trarre linfa salvifica, attraverso la riflessione, tanto più profonda, in quanto empatica, che emerge dall’incontro con l’opera d’arte. Sono state scelte opere che fossero pienamente significative della poetica, della forma mentis, del lavoro, della ricerca, del cammino, del pathos di ogni artista, che in quelle opere hanno lasciato un pezzo di mente, di mano, di cuore: di vita. Come in un concerto quelle opere suonano un’armonia che le rende un gruppo, indivisibile- eppure costituito da note inedite e irripetibili. Tutte le opere realizzate, usando tecniche convenzionali come l’olio, l’acrilico, l’acquarello o la scultura, esprimono quella che s’impone oggi, più che mai, come la funzione dell’arte nella società odierna, ovvero come unica risposta, salvifica, al bisogno di immateriale, reazione ad un consumismo ormai esautorato. In tal senso ritengo che sia peculiare dell’arte un ruolo sociale, democratico, da intendere come partecipazione consapevole, da parte di tutti, alla fruizione di dimensioni estetiche che, appartenendo ad un ‘sentire comune’ devono essere accessibili universalmente. Tutti gli artisti sono legati da link comuni, che ritornano in modo ossessionante su temi ricorrenti: il Tempo, la Memoria, la precarietà dell’Uomo, l’inseguimento illusorio di falsi idoli, la frammentarietà sfuggente della realtà. Scopo della mostra non è quello di riprodurre aspetti della città di Roma, cosa che avrebbe il sapore dell’oleografia o della fotografia di cronaca, bensì quello di offrirne suggestioni, poetiche e simboliche, rivelando talvolta quelle cose piccole o nascoste, che sfuggono all’occhio del turista, assuefatto alle immagini dei mass-media: in questo risiede l’originalità, salvifica, dell’opera d’arte. Questa, infatti, indurrà il visitatore stanco, assuefatto a immagini propinate in modo quasi ossessivo, a soffermarsi, invece, a riservarsi una pausa per riscoprire una Roma, di altri tempi, oppure attuale, ma sicuramente sconosciuta, in quanto reinventata e non rivisitata, né copiata!

Prof.ssa Lucrezia RUBINI