{"id":2157,"date":"2020-01-03T08:17:44","date_gmt":"2020-01-03T08:17:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/?p=2157"},"modified":"2020-01-03T08:17:44","modified_gmt":"2020-01-03T08:17:44","slug":"viaggio-arte-olandese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/viaggio-arte-olandese\/","title":{"rendered":"Il mio viaggio nell&#8217;arte olandese"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\">Il mio viaggio nell\u2019arte olandese<\/h2>\n<h3 style=\"text-align: right;\">di Angiolina Barone<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, ai primi di dicembre di una ventina di anni fa, incaricarono mio marito di rappresentare l\u2019Italia ad un convegno sulle accise a livello europeo, che si sarebbe tenuto all\u2019Aia, e che avrebbe potuto condurre con se la moglie, io pensai subito al Natale prossimo e al magnifico apparato che per l\u2019occasione riescono ad allestire nei paesi nordici e che non avevo ancora avuto l\u2019occasione di vedere. Mio marito che, pi\u00f9 che un dirigente statale sentiva di essere un pittore ed un artista, invece pens\u00f2 subito a <strong>Van Gogh<\/strong> e al museo delle sue maggiori opere nella vicina Amsterdam. Inoltre entrambi sapevamo che nella <strong>Mauritshuis Gallery<\/strong> si potevano ammirare molte opere di Rembrandt compresa la famosa \u201d Lezione di anatomia.\u201d<br \/>\nI biglietti dell\u2019aereo che ci consegnarono in aeroporto erano corredati da un depliant di invito ad una grande mostra antologica di <strong>Piet Mondrian<\/strong> che si sarebbe aperta all\u2019Aia una decina di giorni dopo, proprio il giorno fissato per il nostro ritorno e ci rammaricammo di non fare in tempo ad ammirarla. Il convegno si teneva in un grande albergo posto in una situazione strategica, dalla quale erano raggiungibili, a piedi oppure con poche fermate di bus, il centro della citt\u00e0 e parecchi musei. E cos\u00ec io ogni mattina, mentre mio marito era impegnato nel convegno, me ne andavo a zonzo per piazze e strade adorne di festoni verdi, alberi di Natale giganteschi, luci fantasmagoriche, vetrine lussuose, affascinanti bancarelle di legno e fogliame fresco colme di oggetti natalizi .<br \/>\nVisto che tirava sempre un vento gelido, mi rifugiavo poi in uno dei tanti ricchi musei della citt\u00e0 dove restavo per ore a scoprire le opere dei grandi artisti del passato e del presente. Tornata in albergo aspettavo che mio marito fosse libero dai suoi impegni, gli segnalavo le cose che mi avevano maggiormente colpito durante la mattinata e tornavo con lui a rivederle, dato che gli orari d\u2019ingresso dei musei si protraevano fino al tardo pomeriggio.<br \/>\nProprio al centro della citt\u00e0, non lontano dalla sede della famiglia reale olandese, mi apparve durante una di queste scorribande, quel suggestivo elegante palazzo affacciato sul mare che \u00e8 la <strong>Royal Picture Gallery Mauritshuis<\/strong>, che una volta aveva la funzione di residenza per ospiti illustri e che ora funge da magnifico scrigno per i preziosi tesori d\u2019arte in essa contenuti. Questo bellissimo museo, che non offre grandi saloni di esposizione, \u00e8 strutturato come un palazzo residenziale, con grandi scalee di marmo policromo, eleganti vasi anch&#8217;essi in marmo contenenti trionfi di fiori freschi ma disposti come nei dipinti fiamminghi, stanze dai colori pastello e dai soffitti alti a cassettoni ricche di ori e di stucchi. Sulle pareti di queste stanze, che trasmettono un\u2019impressione di intimit\u00e0, i quadri spiccano non come messi l\u00ec per essere osservati da visitatori a volte distratti, ma come pezzi disposti con cura e amore da padroni di casa dal gusto squisito, che offrono ai loro ospiti il privilegio di ammirarli. In una di queste stanze, forse un po&#8217; meno ricca delle altre, tappezzata da un damasco di seta sul grigio, che a prima vista sembrava vuota, notai sulla parete di fronte, non lontano dalla finestra, un piccolo dipinto, solo uno, davanti al quale era disposta una panca di noce scura, con lo schienale alto rivolto verso la porta.<br \/>\nMi avvicinai e feci un balzo: avevo davanti \u201c<em>La ragazza con turbante e orecchino di perle<\/em>\u201d di <strong>Vermeer<\/strong>! Non me l\u2019aspettavo\u2026non sapevo che fra tutti quei prestigiosi quadri del 16\u00b0 e 17\u00b0 secolo ci fosse anche quel dipinto del maestro di Delft, che mio marito adorava . Avevo, come facevo di solito, comprato entrando nel museo la guida in italiano, ma non avevo avuto il tempo, l\u2019agio di guardarmela\u2026 Emozionata e commossa, non mi sentii in grado di continuare la visita, uscii dal museo, mangiai un qualcosa in un bar e tornai in albergo: non vedevo l\u2019ora di incontrare mio marito per dargli la bella notizia.<br \/>\nLui da sempre era stato attratto, rapito da quel grande artista dalla tecnica caravaggesca per mille validi motivi , ma soprattutto perch\u00e9, da pittore impegnato in quegli effetti di luce che illuminavano i suoi dipinti, era in estatica ammirazione per il modo in cui Vermeer in tutte le sue opere, sia raffigurasse l\u2019acqua della sua citt\u00e0, sia mettesse in rilievo nei suoi eleganti interni gioielli, merletti, tappeti, libri, riusciva sempre a far diventare protagonista assoluta della sua opera la LUCE. La luce chiara dolce soffusa ma intensa che illumina la veduta di Delft o entra dalla finestra a rischiarare la scena riprodotta, la mitica luce olandese, che pare che dopo l\u2019intensa opera di bonifica abbia perso il riflesso verso l\u2019alto dei laghi e delle paludi. Quindi godibile ormai solo nei dipinti dei grandi maestri del passato.<br \/>\nUn po&#8217; a tutto questo pensavo e a come sarebbe stato contento mio marito di potere vedere di persona alcuni dipinti del suo maestro preferito, del Maestro della luce, come appunto viene denominato Vermeer, mentre Burger lo chiamava \u201cla sfinge di Delft\u201d per il mistero che a lungo ha circondato la sua figura e la sua vita. Perch\u00e9 intanto, seduta sul bus che mi riportava dal museo al nostro hotel, avevo sfogliato la guida e mi ero resa conto che il quadro nel quale mi ero imbattuta quella mattina, che all\u2019epoca non aveva la notoriet\u00e0 di cui gode adesso, ma che comunque era il pi\u00f9 conosciuto ed apprezzato di Vermeer , specie dagli addetti ai lavori, non era l\u2019unica sua opera che si poteva ammirare alla Mauritshuis.<br \/>\nIntanto c\u2019era \u201cVeduta di Delft\u201d, uno dei due paesaggi di Vermeer che ci sono pervenuti, l\u2019altro, \u201cStradina di Deft\u201d \u00e8 esposta ad Amsterdam, e che mio marito mi aveva fatto conoscere e apprezzare perch\u00e9 lui pensava che un pittore poteva essere considerato veramente grande solo se dimostrava di essere in grado di rendere efficacemente tutto quello che rappresentava, indipendentemente dal soggetto prescelto o dalla tecnica usata . E Vermeer infatti, eccelso nel rappresentare scene d\u2019interni e figure femminili, anche in quei due paesaggi si dimostra grande , soffondendoli della stessa mitica luce. E poi anche \u201cDiana e le Ninfe\u201d, un\u2019opera del primo periodo del maestro, ispirata alla pittura di storia, che pur non rappresentando il massimo della sua evoluzione tecnica e artistica, \u00e8 riconoscibile per i riflessi dei colori e i giochi di luce, che anticipano gli effetti magici dei suoi dipinti pi\u00f9 noti.<br \/>\nQuando poco dopo incontrai mio marito, non volli per\u00f2 anticipargli niente, tranne che alla Mauritshuis Gallery c\u2019era tanto da vedere e lo condussi al museo, su per le scalinate marmoree, lungo i corridoi, fino a quella stanza tappezzata di damasco grigio, sul quale spiccava quell\u2019unico piccolo dipinto. Lui non disse niente, si sedette sulla panca posta di fronte al quadro e, con il viso turbato da profonda emozione, mi fece cenno di allontanarmi. Capii che chiedeva l\u2019agio di restare solo e gli dissi che ci saremmo visti un\u2019ora dopo. Rimase l\u00ec con le mani sulla panca, il dorso proteso in avanti e il viso attento e affascinato.<br \/>\nAndai per lungo tempo su e gi\u00f9 per stanze e corridoi, per scale e anticamere, ammirai tutto quello che non ero riuscita a vedere la mattina e poi, dato uno sguardo all\u2019orologio, mi resi conto che erano trascorsi pi\u00f9 di trenta minuti oltre l\u2019ora dell\u2019appuntamento con mio marito. \u201c Come e dove lo trovo adesso?\u201d mi chiesi e gi\u00e0 pensavo di rivolgermi in portineria per un annuncio: allora non c\u2019erano i cellulari\u2026 Mi affrettai a raggiungere il corridoio su cui si apriva la porta della stanza di damasco grigio, ma non lo vidi ancora.<br \/>\nLo ritrovai l\u00ec dove l\u2019avevo lasciato, con sul viso la stessa espressione attenta e affascinata, le mani sulla panca e il dorso proteso in avanti\u2026 Quando mi vide, batt\u00e8 le palpebre come se si fosse svegliato da un sonno profondo, anzi da un bel sogno e, come se per quel giorno il suo animo avesse fatto il pieno di bellezza e non fosse pi\u00f9 in grado di apprezzare altro, ce ne tornammo in albergo con una intensa sensazione di appagamento e di serenit\u00e0. In seguito tornammo alla Mauritshuis Gallery per ammirare insieme gli altri quadri di Vermeer, i capolavori di Rembrandt e gli altri bellissimi esemplari dell\u2019arte olandese.<br \/>\nIl giorno dopo era domenica e mio marito era libero da impegni, cos\u00ec noi due, con altri quattro congressisti, di buonora prendemmo il treno e ci recammo ad Amsterdam, di cui ricordo in particolare il freddo pungente, che visitammo sommariamente per avere il tempo di soffermarci nel museo Van Gogh. E\u2019 un edificio moderno e razionale di vari piani, che ha il pregio di presentare i quadri del grande pittore in ordine cronologico: ogni dipinto corredato dalla sua didascalia che spiega il luogo e la data in cui \u00e8 stato eseguito. Questo metodo consente non solo di ammirare il singolo dipinto, ma anche di seguire e capire l\u2019evoluzione artistica dell\u2019autore e gli stati d\u2019animo che i vari luoghi d\u2019esecuzione hanno ispirato. Nel caso di Van Gogh poi, si notava chiaramente attraverso i suoi dipinti, il progredire dei suoi disturbi psichici, le pause della malattia che suggerivano colori pi\u00f9 dolci e tematiche pi\u00f9 serene, i momenti di crisi caratterizzati da colori violenti e pennellate contorte, grondanti dolore e disperazione. Nessun pittore riesce come lui a comunicare il proprio stato d\u2019animo, a farne partecipe l\u2019osservatore. Uscimmo dal museo scossi e commossi col cuore colmo del pathos che ci era stato trasmesso e gli occhi pieni dei colori ardenti, appassionati del genio di Zundert, al punto che entrambi non avvertimmo pi\u00f9 alcuna sensazione di freddo.<br \/>\nVoglio solo aggiungere che il giorno prima della nostra partenza dall\u2019Aia, io al mattino volli visitare il Museo di Storia Naturale che era raggiungibile a piedi: molto interessante e animato da scolaresche vocianti. Vi rimasi due ore e poi, al momento dell\u2019uscita, per errore imboccai un corridoio lungo e in penombra. Stavo per tornare indietro quando mi resi conto che quel corridoio portava in un\u2019altra struttura, un altro museo. Era quello in cui stavano allestendo la grande mostra che sarebbe stata inaugurata il giorno dopo. C\u2019era qualche operaio che sistemava poltrone e sedie, chi portava via grosse casse di legno, un paio di donne che spazzavano il pavimento, ma sui muri erano appesi i quadri di Piet Mondrian, tutti. E cos\u00ec inaspettatamente e in anteprima assoluta potei guardarmi tranquillamente quella ricca mostra del padre dell\u2019astrattismo geometrico, le sue \u201cComposizioni\u201d in rosso, blu e giallo e alcune delle sue opere figurative, come \u201cL\u2019albero grigio\u201d e \u201cL\u2019albero rosso\u201d, col solo rimpianto di non poter condividere con mio marito quella straordinaria esperienza.<br \/>\nIl giorno dopo partimmo per Roma, contenti di tornare alla nostra casa e ai nostri affetti e grati per quei doni ricevuti, che avevano arricchito il nostro intelletto e il nostro cuore: alle nostre figlie e ai nostri amici non portavamo dall\u2019Aia solo deliziosi oggettini natalizi, ma soprattutto i racconti delle opere d\u2019arte che avevamo avuto la fortuna di vedere da vicino e delle indimenticabili esperienze vissute.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando, ai primi di dicembre di una ventina di anni fa, incaricarono mio marito di rappresentare l\u2019Italia ad un convegno sulle accise a livello europeo, che si sarebbe tenuto all\u2019Aia, e che avrebbe potuto condurre con se la moglie, io pensai subito al Natale prossimo e al magnifico apparato che per l\u2019occasione riescono ad allestire nei paesi nordici e che non avevo ancora avuto l\u2019occasione di vedere.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2151,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[148],"tags":[196,176],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2157"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2157"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2158,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2157\/revisions\/2158"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2151"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}