{"id":2135,"date":"2020-01-02T13:37:58","date_gmt":"2020-01-02T13:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/?p=2135"},"modified":"2020-01-02T13:37:58","modified_gmt":"2020-01-02T13:37:58","slug":"dada-movimento-artistico-piu-dirompente-misterioso-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/dada-movimento-artistico-piu-dirompente-misterioso-della-storia\/","title":{"rendered":"Dada, il movimento artistico pi\u00f9 dirompente e misterioso della storia"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: center;\">Dada, Il movimento artistico pi\u00f9 dirompente e misterioso della storia<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: right;\">di Alfredo M. Barbagallo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basterebbero queste poche parole \u2013 non dichiarate da un imbrattatele in via di nevrotizzazione ossessiva, ma da uno dei pi\u00f9 grandi artisti del secolo, Hans Arp \u2013 a far drizzare le antenne ad ogni appassionato di insolito sulla faccia del nostro pianeta. \u201cDichiaro che Tristan Tzara trov\u00f2 la parola Dada l\u20198 febbraio 1916 alle sei di sera. Ero presente con i miei dodici figli quando Tzara pronunci\u00f2 per la prima volta questa parola, che dest\u00f2 in noi un legittimo entusiasmo. Ci\u00f2 accadeva al Caf\u00e8 de la Terrasse di Zurigo, mentre portavo una brioche alla narice sinistra.\u201d<br \/>\nUn insolito, apparentemente ironico, in realt\u00e0 serio, grave, profondo; per certi aspetti definitivo; un insolito legato ad un moto di pensiero che avrebbe per sempre devastato le certezze delle societ\u00e0 di derivazione ottocentesca, per prevenire all\u2019 inquieto e barocco Duemila che viviamo.<br \/>\nUn insolito nato da un\u2019assurda rovina \u2013 quella della Prima guerra mondiale -; dal disperato e pazzo sogno di un gruppo di anarcoidi giovani intellettuali il cui urlo avrebbe raggiunto il mondo intero, anche oggi, a novant\u2019anni esatti di distanza temporale.<br \/>\nMa cos\u2019\u00e8, allora, Dada? Dal punto di vista letterale, nulla. Per alcuni, \u00e8 un balbettio infantile significante, genericamente, \u201ccavallo a dondolo\u201d; per altri, una satira sulle pronunce slave di alcuni artisti del gruppo originario.<br \/>\n\u201cDada \u00e8 un microbo vergine che si introduce con l\u2019insistenza dell\u2019aria in tutti gli spazi che la ragione non ha potuto riempire di parole e convenzioni \u201cdichiara ancora, ineffabile, Tristan Tzara, il creatore del suo nome. Contro linguaggio, logica; contro la ragione stessa, ognuna possibile. Contro tutto.<br \/>\nMa andiamo con ordine.<br \/>\n\u00c8 il 1916, e da tempo, nella cosmopolita Zurigo della neutrale Svizzera, si \u00e8 in qualche modo stabilita una specie di comunit\u00e0 di artisti, giunti da ogni parte d\u2019 Europa per sfuggire al massacro della Grande Guerra; in parte esuli, in parte renitenti, in parte riformati; qualcuno con in tasca un provvidenziale certificato di insalubrit\u00e0 mentale.<br \/>\nLe migliori menti artistiche della loro generazione.<br \/>\nPersonaggi colti e spesso tragici, dotati individualmente dei grandi mezzi espressivi di quella grande epoca. Ed in cerca non o non solo della salvaguardia delle loro esistenze, ma di quella, ben pi\u00f9 importante, del loro pensiero, dal tremendo martello dei nazionalismi incrociati.<br \/>\nUno di loro, Hugo Ball \u2013 \u201csempre vestito di nero come un prete\u201d, a met\u00e0 tra l\u2019imbambolato e l\u2019imbronciato \u2013 fonda in un malfamato vicolo zurighese dal nome curioso, \u201cla via dello specchio\u201d, un localaccio che sarebbe divenuto celebre, il \u201cCabaret Voltaire\u201d.<br \/>\nE\u2019, sin da quel piccolo ambiente che poi raggiunger\u00e0 tutto il mondo, tra birre, fischi e sigari, una ribellione contro tutto e tutti. Un insieme di serate sperimentali e pazzoidi, in parte teatrali, in parte figurative o persino musicali, dove si sperimenta l\u2019assurdo, il grottesco, spesso apertamente il ridicolo, e comunque, sempre e ad ogni costo, l\u2019irrazionale. Per la prima volta, apertamente.<br \/>\n\u201cO gadj beri bimba \u201c\u00e8 il titolo della pi\u00f9 nota composizione del misticheggiante Ball. Fonema di gusto esotico ma assolutamente privo di senso alcuno, recitato con fare misterioso da personaggi avvolti in armature di cartone.<br \/>\n\u00c8 la morte della ragione ad essere volutamente cercata; il suicidio di un pensiero ufficiale che conduce dritto alle stragi orrende di Verdun, Ypres, Caporetto; l\u2019assoluto di sfiducia, la ricerca di un assoluto morale nel nulla.<br \/>\n\u201cDada non \u00e8 nulla\u201d, lo diranno molto spesso. Perch\u00e9 in breve i dadaisti sono molti, e vale la pena citarne qualcuno.<br \/>\nIl romeno Tzara, dall\u2019elegante monocolo e dalla penna aggressiva come vetriolo; il berlinese Huelsenbeck, simbolico, intenso, spettrale; Arp, e le sue maschere polinesiane; Picabia, ed il suo vitalismo ironico e struggente; Breton, ed il suo magnifico, solenne interesse all\u2019inconscio.<br \/>\nE le donne; artiste, ironiche, a volte innamorate; Emmy Hennings, Sophie Tauber, Hannah Hoch; allucinate e determinate, quanto sognanti e creative.<br \/>\nE tanti, tanti altri, di tutte le nazioni; con sostanziale \u2013 guarda un po\u2019 \u2013 autoesclusione degli italiani, troppo attratti da un Futurismo solenne quanto, alla lunga, sterilmente accademico.<br \/>\nIl Movimento \u2013 cosa che disturba tremendamente la cultura \u201cufficiale\u201d \u2013 inizia a cercare i suoi progenitori in artisti di ogni secolo, strampalati e secondari, o ironici quanto perseguitati. Ci\u00f2 che un giorno, dagli stessi artisti sar\u00e0 chiamata \u201cAntologia dell\u2019humour noir\u201d \u2026<br \/>\nI pazzi dadaisti ne combinano di tutti i colori; il movimento si estende a macchia d\u2019olio, in tutta Europa, sino all\u2019America; volano nelle scadenze e nelle esibizioni insulti di ogni tipo, querele, persino sfide a duello; il pubblico irride, si infuria, origina proteste clamorose, senza rendersi conto di cadere nella trappola dei sapienti provocatori.<br \/>\nDa tutte le parti piovono mattonate dadaiste. Da New York, il beffardo Marcel Duchamp \u2013 freddo giocatore di scacchi \u2013 aggiunge un paio di sottili baffetti neri ad una riproduzione della Gioconda, suscitando un putiferio.<br \/>\nCosa mai potesse significare, se l\u2019androgino che \u00e8 in ognuno di noi, se una connotazione sottilmente angelica, era (ed \u00e8 tuttora) l\u2019ossessione dei critici; quintali di volumi; cui Duchamp rispondeva con un\u2019alzata di spalle.<br \/>\nMan Ray introduce il nuovo credo al mondo delle immagini; mentre nel nascente Cinema, sta per nascere il celebre intermezzo dadaista \u201cEntr\u2019acte \u201c (l\u2019immagine del barbuto Picabia in veste di danzatrice femminile ne diventer\u00e0 poi una specie di manifesto generale).<br \/>\nOvunque, le SERATE DADA originano avvenimenti talmente strani da non potere del tutto essere previsti dagli stessi organizzatori.<br \/>\nNel suo \u201cSecondo Manifesto Cannibale\u201d, Francis Picabia stesso introduce una novit\u00e0 teatrale che sar\u00e0 molto imitata, cio\u00e8 quella del finto spettatore reclamante (in realt\u00e0 un altro dadaista) che viene pesantemente deriso:<br \/>\n( \u2026 ) Spettatore (in piedi)\u201d \u2026 Ma allora ci risiamo con le porcherie, con le sozzure!!! Non pu\u00f2 parlare una lingua civile, lei, no? \u201c\u201d<br \/>\nTeatrante \u201cMa quali porcherie, sono solo nella sua povera mente malata! La vita \u00e8 una porcheria? Secondo lei, far figli \u00e8 una porcheria?\u201d<br \/>\nSpett. \u201cLa vita \u00e8 ci\u00f2 che vi \u00e8 di bello! \u201c<br \/>\nTeatr. (dopo vari insulti) \u201c\u2026Vuole sapere cosa le d\u00e0 fastidio, in lei, di Dada? Lei vorrebbe essere imbonito, farsi convincere a forza di martellate nel cervello; e invece Dada di lei se ne frega! \u201c<br \/>\nSpett. \u201cPer cortesia, vorrebbe essere cos\u00ec gentile da spiegarmi perch\u00e9 Dada se ne frega di me? \u201c<br \/>\nTeatr. \u201cPerch\u00e9 lei \u00e8 un serio; quindi un imbecille\u2026\u201d<br \/>\nCritici e polizie non riescono, nei fatti, ad arginare un vero e proprio fenomeno di costume, che, in fondo, lo stesso pubblico ama perch\u00e9 supremamente trasgressivo.<br \/>\nMostre \u201cscandalose \u201cvengono chiuse. L\u2019utilizzazione consapevole e divertita della menzogna propagandistica (come la annunciata presenza, nelle Soire\u00e8, di personaggi illustri neanche avvertiti, come Chaplin, ad esempio) da parte dei dadaisti sollecita sempre nuovi scandali.<br \/>\nSi cerca il nulla, il nulla assoluto.<br \/>\nCos\u00ec, tra clamori e scenate, il movimento, ormai mondiale, giunge in pochi anni al punto di non ritorno. Non la critica ai quieti ed ipocriti comportamenti borghesi, critica condivisa dagli artisti di ogni idea e generazione, ma alla razionalit\u00e0 stessa, ai valori di orientamento della vita.<br \/>\nAd ogni comportamento, nessuno escluso. Diverr\u00e0 qualcosa pi\u00f9 che un gioco di parole; \u201cDada non \u00e8 nulla\u201d, quindi, come si diceva; o addirittura \u201cDada \u00e8 contro Dada\u201d.<br \/>\nNon poteva, ovviamente, durare a lungo. La distruttivit\u00e0 totale del pi\u00f9 dirompente movimento artistico della storia non avrebbe che potuto, alla lunga, condurre che alla ovvia via del silenzio collettivo o persino all\u2019autoannullamento individuale, come in molti casi avverr\u00e0.<br \/>\nE saranno dei suicidi, numerosi, stranianti, evidenti ed a volte clamorosi quanto a volte mascherati. Come un giorno poi accadr\u00e0 alla cultura rock, la morte della ragione porta alla ragione della morte.<br \/>\nE gli intellettuali, alla lunga, si autodistruggono.<br \/>\nL\u2019avventuroso Arthur Cravan si smarrir\u00e0 volontariamente per sempre, con la sua barca, nel Golfo del Messico. Il dandy Jacques Rigaut si sparer\u00e0 un colpo di pistola al cuore in elegante frac da serata. L\u2019ironico Jacques Vach\u00e8 si avvelener\u00e0 con l\u2019oppio, dopo essere tornato dal fronte.<br \/>\nInnamorati della morte, come cavalieri medioevali; e con loro, altri, in successione; la morte, ultima dea, ultima amante, ultima meta e promessa; desiderata, maledetta, ottenuta. Sono fuochi distruttivi, ultimativi; ma in realt\u00e0, saranno gli ultimi fuochi, del disperato microbo vergine dada.<br \/>\nQualcos\u2019altro, di importante, \u00e8 da tempo accaduto; la Guerra \u00e8 terminata; milioni di giovani, sporchi ancora di sudore e trincea, tornano a casa; l\u2019Umanit\u00e0, sul punto di essere travolta, riprende faticosamente il suo cammino di lavoro e sogni.<br \/>\nAnche i gruppi Dadaisti, ormai, si strutturano nelle citt\u00e0, a Parigi, a Berlino, a Barcellona. Sono ormai integralmente artisti, credono ai valori della creazione, della rivoluzione artistica; un\u2019arte ribelle, certo, ma che comunque produce, contiene, propone.<br \/>\nLentamente, dal Dada nasce, alla met\u00e0 degli anni \u201920, la fenice Surrealista. In un movimento nato per sfasciare, partorisce, crea, genera; la ricerca del nulla diviene ricerca dell\u2019inconscio, delle motivazioni profonde, inconsapevoli, originarie dell\u2019animo umano e dei suoi impulsi.<br \/>\nLa Psicoanalisi \u2013 all\u2019epoca agli albori \u2013 affascina gli ex dada, ora Surrealisti; d\u00e0 loro un senso ed un obbiettivo trascendente; colora meravigliosamente la loro ricerca.<br \/>\nL\u2019itinerario misterioso ed affascinante che in pochi anni conduce dal localetto rumoristico di Zurigo alle meravigliose creazioni planetarie di Salvador Dal\u00ec \u00e8, in sintesi, l\u2019itinerario di crescita di ogni uomo, dalla ribellione al dolore alla ricerca del supremo; un itinerario senza fine visibile.<br \/>\nQuando la prima ondata pop degli anni 50 e 60, ormai fortemente commercializzata, render\u00e0 di massa il contenuto artistico originario di quei pionieri, li trover\u00e0 \u2013 i sopravvissuti \u2013 ormai anziani, scettici, spesso disillusi; certo, ironicamente consapevoli del titolo provocatorio di uno dei grandi films surrealisti della loro generazione.<br \/>\n\u201cDreams that money can buy\u201d, ossia \u201cI sogni che il denaro pu\u00f2 comprare\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Basterebbero queste poche parole \u2013 non dichiarate da un imbrattatele in via di nevrotizzazione ossessiva, ma da uno dei pi\u00f9 grandi artisti del secolo, Hans Arp \u2013 a far drizzare le antenne ad ogni appassionato di insolito sulla faccia del nostro pianeta.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2136,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[148],"tags":[201,202,196],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2135"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2135"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2135\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2138,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2135\/revisions\/2138"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2136"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2135"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2135"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiam.it\/notiziario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2135"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}