La mostra di Joan Mirò alla Fondazione Maeght

Mostra Joan Mirò 2019

“Joan Mirò Al di là della pittura”: una grande mostra alla Fondazione Maeght esplora il trionfo del colore  nella  grafica dell’artista catalano

Francesca Graziano

La Fondazione Maeght dedica la grande mostra dell’estate a Joan Mirò, l’artista catalano più legato  alla storia della famiglia Maeght. Il folgorante incontro di Mirò con i Maeght nel 1947 ha contribuito non poco a rendere la Fondazione quel luogo unico che attira appassionati d’arte di ogni parte del mondo. A Saint Paul l’artista veniva ogni estate, qui ha creato le grandi stampe  che costituiscono il fulcro della mostra “Joan Mirò Al di là della pittura”. L’impronta dell’arte celebrata nell’esposizione si inscrive del resto nel cuore stesso dell’edificio costruito dall’architetto catalano Josep Lluis Sert che con un pugno di  amici-artisti, Mirò, Giacometti, Tal Coat,  Bury,  Léger realizzò il prezioso contenitore  di arte moderna e contemporanea che tutti conoscono. Di quella lunghissima amicizia rimane la straordinaria testimonianza, presso la Fondazione Maeght, di un numero rilevante di opere, in particolare sculture, dipinti e grafica dell’artista catalano. “Ca va  au-delà de la peinture” sembra esclamasse Raymond Roussel davanti alla pittura innovativa e difficilmente classificabile dell’artista all’indomani  della vernice della prima mostra di Mirò  alla Galleria Pierre del 12 giugno 1925.  Mirò Au delà de la peinture,  (fino al 17 novembre 2019), commissario Rosa Maria Malet storica direttrice della Fondazione Joan Mirò di Barcellona,  ricostruisce attraverso  più di 200 opere, alcune inedite,  l’attività dell’artista dal 1931 al 1981. Quattro i concetti principali che sottendono all’esposizione: il rapporto di Mirò con i poeti, una sezione affascinante di litografie concepite  con inesauribile fantasia  per i libri dei suoi amici poeti   e sono André Breton, René Char, Paul Eluard, Tristan  Tzara,  il secondo asse si incentra  sul concetto collage a cui seguono le possibilità combinatorie e la scoperta delle tecniche.  Sorprende la varietà di tecniche e di materiali usati  per   un’arte ludica che permette all’artista una grande libertà di interpretazione.  Negli  spazi della Fondazione incontriamo   un artista padrone assoluto dell’arte incisoria pronto ad immettere nel ventesimo secolo la libertà delle emozioni e dell’invisibile, il prodigio della mitologia che è nella natura e nelle cose attraverso i segni e i colori  delle acqueforti,  dei disegni a carboncino, delle gouaches,  pochi segni grafici, deformazioni fantastiche  fortemente evocative di elementi naturali resi con colori accesi e intonati alle gamme primarie dello spettro cromatico.  Miró offre un’interpretazione originale del Surrealismo  affidata a una concezione fantastica della realtà, cui sa dare una rappresentazione leggera, gioiosa, ricca di memorie, di richiami all’inconscio e alle visioni del  mondo onirico. Presente alla mostra il nipote  Joan Punyet Miró , appassionato  portavoce della poetica del celebre nonno , sottolinea la poesia e il ricordo sempre vivo di un grande sognatore,  magico ed eterno.  Eugene Ionesco nel ’72, scriveva  in uno speciale  Omaggio uscito   sulla  Rivista “XXème siècle”: “Portiamo tutti dei mostri dentro di noi, rammarichi, amarezze, dolori. In Miró i mostri  vengono esorcizzati, diventano  gli esseri sereni e  liberi di una festa  in movimento  in una fioritura ascensionale”. La mostra è  una straordinaria occasione per ripercorrere le forme e i sogni di un artista geniale e sorprendente attraverso la storia di un’importante collezione e gli occhi di una grande amicizia,  rievoca  la forza dei legami  tra Mirò  e questo luogo, vero e proprio atelier a cielo aperto,  luogo di soggiorno, di lavoro, di incontri,  di riflessioni.   La Fondazione  fu  il suo giardino segreto dove  coltivò  i suoi  sogni e  diede    libero corso all’immaginazione. Pittore, scultore, ceramista,  i temi che lo ispirano,  la donna, l’uccello, la stella, il cielo, le costellazioni, il sole , la luna,  si rifanno ai  grandi miti fondatori, che  trovano nel suo  immaginario espressioni sempre diverse. Nato da padre orafo, Miro’ ha praticato da artigiano rigoroso, da colorista affermato e disegnatore visionario la pittura, la scultura, la ceramica e l’incisione, ereditando dalla terra catalana la  lingua, la tradizione e il gusto per la liberta’  a  cui attinse  il suo  slancio creativo nutrito di un lavoro incessante e da una curiosità mai sazia  verso la natura e il mondo. Testimonianza privilegiata  del   lungo processo  creativo  dell’artista  è il  famoso  Labirinto, il  giardino di sculture e di ceramiche monumentali   immaginato  per la Fondazione  negli anni ’60  in intimo legame con l’architettura e l’ambiente naturale.  La forma stessa del  labirinto  mette in evidenza l’itinerario mentale che ha accompagnato l’uomo nella storia e nel suo lungo,  tortuoso cammino di conoscenza.  Mirò re-inventa alla Fondazione Maeght un  luogo magico  popolato di sculture dai materiali più diversi, marmo, bronzo,  ferro, ceramica, concepito   con la complicità dei suoi amici  ceramisti Joseph Llorens Artigas e il figlio Joan Gardy ( presente quest’ultimo alla vernice), il Labirinto conduce il visitatore in uno spazio unico dove incontra   personaggi fantastici e  figure oniriche ,  le sculture la Fourche, l’Arc,  Gargouille,   Personage, le Lezard, l’Oeuf et la dèesse, la femme à la chevelure dèfaite,  le cadran solaire, che risplendono  in mezzo al giardino  fra il fresco scorrere delle acque  e la splendida vegetazione . Nel  Labirinto  ha creato  un mondo con minimi mezzi,  secondo le regole che  l’artista  teorizzava  per la pittura : “Il quadro deve essere fecondo. Deve far nascere un mondo. Che vi si vedano fiori, personaggi, cavalli poco importa, purché  riveli un mondo, qualcosa di vivente”. Un progetto monumentale unico che da solo  vale  il viaggio.  L’arte qui, destrutturando  il suo percorso   tradizionale,  accede al mito, fonda un territorio magico, il luogo della totalità, diventando  lo strumento che consente di aprire il reale verso relazioni inedite ed imprevedibili. Qui incontriamo il  Miró scultore  capace di re-inventare e  re-interpretare la realtà  con la sua vulcanica fantasia, il suo amore per la vita, il suo senso profondo della materia, dove  si disvela  lo scarto che mette a nudo la verità irresistibile dell’arte come continua sperimentazione e consapevolezza. Questo impegno è assunto dall’artista e viene praticato continuamente nel corso dell’opera, al fine di giungere al centro, di accedere all’ambiguità dell’inconscio.  

Fino al 17 novembre. Fondation Maeght 623 Chemin des Gardettes  Saint-Paul-de-Vence. Info@fondation-maeght.com