La corrente dell’Effettismo dà la scossa al mondo dell’Arte

Quadro di Francesca Romana Fragale - Il Rispetto

La corrente dell’Effettismo dà la scossa al mondo dell’arte

di Andrea Festa

Si è tenuta – dal 20 al 28 novembre ultimo scorso – presso la splendida cornice della Cappella Orsini in Roma, la prima mostra/laboratorio dell’Effettismo. Grande successo e partecipazione di “addetti ai lavori” e pubblico.
La corrente, fondata dal compianto Maestro Franco Fragale – nell’Albo d’Oro dell’A.I.A.M. – e portata avanti da Francesca Romana Fragale, vicepresidente dell’Accademia, ha così potuto mostrare per la prima volta insieme una selezione dei lavori dei tredici artisti che hanno inconsuetamente firmato in diretta e sotto l’occhio della Stampa il Manifesto di questo novello movimento artistico: insieme a Francesca Romana Fragale, Claudio Morleni, José Van Roy Dalí, Elisa Camilli, Daniela Delle Fratte, Ivan Vicari, Daniela di Bitonto Sello, Emanuela Corbellini, Francesca Falli, Andrea Festa, Mario Nicosia, Mario Bresciano, Elvira Sirio; è stata esposta un’opera collettiva, la Saliva d’Artista sulla scorta del lavoro di Piero Manzoni: ma soprattutto – al vernissage – eccezionalmente è stato mostrato il capolavoro del fondatore del movimento e quindi dell’Effettismo tutto, La quercia d’oro.
L’intuizione del Maestro Franco Fragale, trasformatasi in riflessione, nasce da una considerazione che da lungo tempo forse disturbava alcuni tra i migliori artisti italiani: che nel Paese non fosse stata da decenni fondata un’autentica corrente artistica; un’arte nuova, ma rispettosa delle tradizioni e delle tecniche antiche delle quali l’Italia ha pochi rivali al mondo. E quest’esigenza si è trasformata nella necessità di liberarsi dall’esterofilia dilagante, soprattutto nordamericana, con ricorso alla figuratività, ma anche all’astrattismo e finanche a una intelligente street art, nella loro più genuina scaturigine.
Idee chiaramente espresse già nel suo prezioso Manuale di pittura dal fondatore, e oggi portate avanti nel Manifesto in parola.
Si legge infatti: “l’Effettista non è imbrigliato nelle categorie, adora la libertà di soggetto e di stili. La tecnica è uno strumento dell’idea. Pennello, cavalletto, matita, pennelli, colori, conoscenza della tecnica e creatività. Il resto non appartiene alla nostra cultura. Basta esterofilia […] pretendiamo che di base ci sia un’IDEA. […] Figurativo o informale o astratto sono possibili modalità per esprimere un pensiero.
In quest’ottica, l’Effettista non copia e rifiuta ogni forma di plagio e di imitazione, così come rifiuta ex multis “l’uso pedissequo del computer, dei proiettori, delle stampe su tela, della tecnologia, quando inficino la valenza del moto creativo”, insomma propugna l’etica nell’arte e ricusa ciò che dimidi l’ispirazione.
Qui bisogna intendersi: la tecnologia al servizio dell’idea è essa stessa parte di un processo creativo virtuoso, lo strumento anche elettronico diviene infatti un mero medium dell’estro: quel che la corrente aborre è l’uso smodato dei mezzi tecnologici moderni per addivenire a risultati di scarsa originalità e, lo si riconosca, di limitato canone estetico. Nelle parole di Francesca Romana Fragale: “Il dipinto, con i suoi “effetti” creati dal tocco dell’artista, è chiamato a generare empatia e stupore, qualcosa di speciale nell’animo. Noi ci riconosciamo nelle ricerche di Jean Pierre Changeux, professore di neuroscienze dell’Istituto Pasteur di Parigi, che ha studiato la relazione tra arte e cervello umano. L’opera deve colpire entrambi gli emisferi del cervello: il destro, ossia l’emozione, quanto il sinistro, ossia la ragione”.
In quest’ottica non può trovare ingresso la ‘riconoscibilità’ dello stile dell’artista ove costituisca una regola imposta dal mercato. Che la mano possa essere riconosciuta è un fatto, ma da qui alla produzione in serie c’è un intero universo: è “una <trappola> decisa appunto dal mercato.
Ancora, appunto, dal Manifesto: “noi Effettisti non intendiamo organizzarci per diventare simili”, e in effetti i tredici artisti firmatari dello stesso Manifesto vengono da esperienze personali, lavorative e artistiche diverse, ma hanno aderito di slancio alla nuova corrente condividendone appieno l’afflato artistico innovativo nella tradizione della migliore arte italiana.
Presto, promettono gli Effettisti, nuove iniziative che non mancheranno senz’altro di suscitare interesse.