Il Giudizio Universale all’Auditorium

Il Giudizio Universale all'Auditorium

Il Giudizio Universale all’Auditorium

Grandiosa e sconvolgente la rivisitazione delle scene dell’Antico Testamento che investono la Volta e la Parete Frontale della Cappella Sistina, in uno Spettacolo che ha tenuto cartellone per ben otto mesi negli spazi dell’Auditorium di Via della Conciliazione a Roma. Si conta infatti, a partire dal 15 Marzo del 2018, un grande numero di repliche.
Lo spettatore, entrando nella sala, viene letteralmente avvolto da un unica immensa tela ricurva su di lui; tela che modifica e annulla ogni riferimento architettonico circostante. Trattasi di un vero e proprio schermo sulla cui superficie tutto può accadere. Con l’uso dei più moderni mezzi tecnologici le drammatiche scenografie michelangiolesche, affollate di personaggi dalle prorompenti anatomie, invadono, con tutta la suggestione e il carico di contenuti storici, teologici, filosofici, stilistici , ogni angolo dell’Auditorium in tutte le direzioni.
Una narrazione reinterpretata, riproposta in dimensioni notevolmente ingigantite, di una già inimmaginabile concezione nell’attività della mente umana. Attività ispirata da un “Dio Creatore “Unico e Assoluto secondo le Sacre Scritture e secondo la Filosofia Platonica della “Parusia” di cui il “ divo” Michelangelo è stato sublime interprete.
“… Quel che a par sculpe e colora… Michel, più che mortale, Angel divino.” Così l’Ariosto inserisce il suo elogio in un’edizione dell’Orlando Furioso del 1534.
E non si può non andare con la mente all’uomo, all’artista trentaquattrenne mentre sale faticosamente sulle ruvide palanche, a venti metri d’altezza , trascinando contenitori per l’arriccio, grossi rotoli di cartoni da spolvero, carbonella, pennelli , pigmenti ed ogni altro materiale. Ciò al fine di lavorare per ore alla luce tremolante di una candela o di una lampada ad olio , per concludere( quando non vi siano ripensamenti e necessità di correzioni) la “giornata”dell’affresco. Egli dipinge nell’arco di quatto anni, tra il 1508 e il 1512, i Riquadri della VOLTA con le Storie della Genesi, dietro l’incalzare di Papa Giulio II, che tra l’altro aveva già in mente la propria gigantesca Tomba. Non fu mai realizzata secondo il progetto del 1505, per il quale Michelangelo scolpirà più tardi il Mosè e i Prigioni . Sessantenne, il Buonarroti, nel 1536 pone mano, tra infinite difficoltà di diversa natura, al Giudizio Universale sulla parete posteriore all’Altare, dietro incarico di Papa Clemente VII. La complessa composizione si snoda sullo sfondo di un cielo azzurro di lapislazzuli, secondo un vortice composto da una umanità consapevole e ormai destinata. Gruppi di corpi rispondono ad una precisa e inesorabile dinamica che trae energia dal gesto imperioso di un Cristo Apollineo
E’ la fine dei tempi.
Dramma nel dramma, è questa la vicenda dell’esistenza di un genio consegnata all’Arte e alla Storia e destinata all’eternità della memoria. Tutto questo , nel nostro tempo può venire fagocitato e trasformato, attraverso manipolazioni e contaminazioni, in un grande spettacolo “multimediale” in cui musica, danza, recitazione, scenografia, regia convergono verso un unico fine: quello di mettere in scena una sorta di “MICHELANGELO SHOW” assolutamente inedito. La profonda voce di PIERFRANCESCO FAVINO, la colonna sonora del grande STING: suggestiva e potente, la regia di LULU HELBAEK, l’intervento di scenografi come BRUNO POET e ROB HALLIDAY e poi: designer, coreografi, danzatori, costumisti, storici , nonché tecnici elettronici e tanti altri personaggi di spessore mondiale.
Tutto ciò è stato sostenuto dall’approvazione e collaborazione stessa dei MUSEI VATICANI che hanno rivelato uno straordinario orientamento avanguardistico.
Un esperimento , questo, che viene dall’Estero e che, in varie soluzioni , sta diffondendosi incontrando notevole favore per la spettacolarizzazione dell’immagine e l’esaltazione del soggetto . Ma c’è da chiedersi se sia opportuno che l’uomo, impadronendosi dei tesori che la Storia custodisce da secoli nell’integrità della loro autenticità, possa farne oggetto di nuova e diversa attenzione alterandone la fisionomia e forse lo scopo ultimo. Vero è che Il fruitore riesce in molti casi a cogliere valori estetici o dettagli mai prima notati o ad avvertire sensazioni assolutamente nuove dinnanzi all’opera d’arte portata così in primo piano e valorizzata al massimo.
Le famose ninfee, tanto care a Monet, in una Mostra al Vittoriano, ingrandite e moltiplicate con grande effetto, tra luci e suoni, hanno invaso e avvolto i percorsi di accesso alle sale. Le preziose affascinanti figure di Klimt, riproposte presso l’Ospedale delle Donne di San Giovanni ne hanno arricchito la visione d’insieme. Non vi sono quindi limiti alla creatività e alle capacità inventive dell’uomo in tutti i campi della conoscenza.