FESTA DEL CINEMA DI ROMA :

Festa del Cinema di Roma : Vince il Premio del Pubblico “Il Vizio della speranza” di Edoardo De Angelis.

 

Francesca Graziano

 

Un film metaforico, poetico, fortemente lirico immerso in una realtà che più antilirica non si può, girato in pieno inverno sulle rive di un triste e limaccioso Volturno, in un mondo di anime perse dolenti e abbandonate. Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis, in sala dal 22 novembre, ha vinto  il Premio del pubblico della Festa del Cinema di Roma 2018. L’andamento della storia assomiglia a una parabola che come tutte le parabole ha un cuore antichissimo, quasi arcaico. Il regista 40enne di Indivisibili, Mozzarella Stories, Perez, torna a Castel Volturno, la cittadina campana ostaggio della criminalità, per raccontare la storia di Maria (Pina Turco) che in compagnia del suo pitbull traghetta lungo il fiume le prostitute incinte, pronte a partorire per vendere il loro bambino a coppie senza figli. Passato in prima mondiale lo scorso settembre al Festival di Toronto e alla Festa del Cinema di Roma in anteprima nazionale, il film pone al centro la gravidanza come tempo di resistenza e di rinascita  inserendosi liberamente nella cornice della natività evocata fortemente nella splendida sequenza finale. Elemento importante nel film la musica di Enzo Avitabile, una musica da devozione laica in un contesto di formazione minimalista che  sottolinea la vicenda con suoni e canzoni di forte suggestione emotiva. Eclettica e molto internazionale, con film provenienti da 30 Paesi, incursioni nella musica, arte, letteratura e un importante focus sul noir : cresce bene la Festa del Cinema di Roma, che  oltre ai tradizionali Auditorium, Maxxi, Casa del Cinema, si è  diffusa  in  altri luoghi della Capitale. Prime e anteprime tra film e documentari, ma anche tanti eventi, presentazioni, rassegne, mostre, star italiane e internazionali. Entusiasta dei risultati  di questa edizione, la 13esima, tutti  con segno positivo, il direttore artistico Antonio Monda ha puntato sui film  più importanti e spettacolari del 2018  e sui grandi Incontri con personaggi del cinema, dell’arte, dello spettacolo. Tanti i temi : conflitti  razziali, diversità sessuale, il flagello della droga, la precarietà del lavoro, la guerra.  Con tali premesse si è potuto assistere alla proiezione di molti  film di qualità a partire dal film di apertura, il noir “Sette sconosciuti a el Royale” di Drew Goddard con Jeff Bridges e Christ Hemsworth.  Un prete, una cantante, un venditore di aspirapolvere e una hippy entrano in un fatiscente hotel di  Lac Tahoe edificato esattamente  sul confine  fra Nevada e California… Un duo straordinario ha ritagliato Peter Farrelly nel road movie Green Book, vincitore del premio del pubblico di Toronto impostato sul contrasto tra i due straordinari protagonisti : da una parte l’eleganza di Mahershala Ali, che si riconferma uno degli interpreti più raffinati tra quelli scoperti negli ultimi anni, dall’altra l’istrionismo italoamericano del danese Viggo Mortensen. Siamo a New York, 1962 : Anthony Vallelonga detto Tony Lip, è in cerca di un lavoro temporaneo durante la chiusura del Copacabana, dove fa il buttafuori. Viene ingaggiato da Dr. Don Shirley, pianista afro-americano di grandissimo talento perchè lo accompagni in tournée nel Sud degli USA, dove la segregazione razziale è ancora molto praticata e costringe Shirley a servirsi del “libro verde”, una guida contenente i motel, i ristoranti e le stazioni di servizio dove sono ammesse le persone di colore. Altro bel film sui conflitti razziali in Usa If Beale Street Could Talk  di Barry Jenkins (regista del pluripremiato Moonlight), descrive la rappresentazione della realtà filtrata dall’esperienza di Trish, la giovane e coraggiosa protagonista. Film molto romantico “Se la strada potesse parlare” , tratto dal romanzo omonimo di James Baldwin e il cui approccio letterario è già dichiarato nella citazione d’inizio che spiega il significato del titolo : “Beale Street è una strada di New Orleans dove sono nati mio padre, Louis Armstrong e il jazz” e perciò ogni afroamericano nato negli Stati Uniti è nato in Beale Street. Beale Street è la nostra eredità”. La triste storia del protagonista Fonny condannato per un crimine non commesso racconta come l’unica possibilità di difesa verso questo iniquo sistema sia la famiglia intesa non solo come legame di sangue, ma come senso di appartenenza, di amore verso la propria comunità. Questa visione dell’amore come strumento di salvezza e protezione è predominante in “Beale Street” e “James Baldwin descrive bene la capacità degli afroamericani di preservare e celebrare la gioia, la bellezza e l’amore, e di trarne forza per resistere alle ingiustizie subite fin dalla nascita degli Stati Uniti”. Alla Festa del Cinema di Roma lo statunitense Michael Moore ha presentato il suo ultimo documentario Fahrenheit 11/9,  a quattordici anni dal  film sull’11 settembre che gli  valse  la Palma d’oro al Festival di  Cannes.  In quest’ultimo la data  rappresenta  il giorno in cui è stato eletto Donald Trump come quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Il film riparte da quel giorno e si snoda in una sorta di lungo flashback cercando di rispondere alla domanda, “perché è potuto  succedere”? Per  rispondere  Moore  ricostruisce tutti gli errori del partito democratico, le colpe e le responsabilità,  soprattutto attraverso il  racconto della tragedia dell’acqua inquinata di Flint, città natale del regista governata da un amico di Trump. Per dare l’addio alle scene Robert Redford ha scelto  di interpretare  Forrest Tucker nell’ irresistibile film di David LoweryThe old man & the gun” come perfetta conclusione di una carriera straordinaria. La storia si ispira alle avventure di un vecchio rapinatore di banche simpatico, affascinante, elegante e affatto preoccupato dalle conseguenze delle sue azioni che lo porteranno in galera ben 18 volte e da cui riuscirà sempre ad evadere. Mitica rimase la sua fuga dal carcere di San Quintino all’età di 70 anni e la serie di colpi senza precedenti che all’epoca incantarono il pubblico e perfino le forze dell’ordine. Nel film a dare la caccia a Forrest è il detective John Hunt, sempre più affascinato dall’abilità e dalla dedizione del rapinatore all’arte del furto, mentre Jewel, un’anziana allevatrice di cavalli, lo ama nonostante sappia della sua strana e riprovevole “professione”. Film meravigliosamente scritto e interpretato in modo sublime da Robert RedfordSissy SpacekCasey AffleckTom Waits, Danny Glover. Ma lungo è l’elenco dei film che ci sono piaciuti, dall’esilarante commedia nera di Tom EdmundsDead in a week: or your money back”  al “Mistero della casa del Tempo” di Eli Roth, a “Beautiful Boy” di Felix van Groeningen, trasposizione cinematografica quest’ultimo dei due romanzi che testimoniano la tossicodipendenza di Nic Sheff, allora 18enne e dipendente dalla devastante metanfetamina in cristalli, bel film sul rapporto padre-figlio e sul sentimento di impotenza del primo nei confronti della dipendenza del secondo; “Ether” di Krysztof Zanussi sulla banalità del male, si rifà all’eterno mito di Faust, storia, ambientazione e fotografia perfette, non fosse per la coda esplicativa finale di direzione marcatamente troppo pedagogica. Magnifico il documentario-biopic “A private War” di Matthew Heineman sugli ultimi anni dell’inviata di guerra Marie Colvin uccisa a Homs dai bombardamenti di Assad. La Festa ha chiuso in bellezza con “Notti magiche” di Paolo Virzì, un affresco del mondo del grande cinema italiano anni ‘70 dal sapore fortemente autobiografico. Scritto da Virzì con Francesco Piccolo e Francesca Archibugi e ambientato nell’estate dei mondiali di calcio del 1990, racconta l’avventura di tre ragazzi, finalisti del premio Solinas, che sognano il cinema e che a quel mondo e ai suoi protagonisti si avvicinano per la prima volta. Nel film c’è la devozione, l’omaggio, ma anche lo humour e “il bisogno di liberarsi per sempre di un’eredità così importante e preziosa”. Con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Giancarlo Giannini, Roberto Herlitzka, Paolo Bonacelli, Ferruccio Soleri … Rimarchevoli gli Incontri ravvicinati con Martin Scorsese, Premio alla Carriera assieme a Isabelle Huppert, con Cate Blanchett, Michael Moore, Giuseppe Tornatore, Thierry Frémaux, Sigourney Weaver, Mario Martone, Alba e Alice Rohrwacher, …. E poi gli Omaggi a Vittorio Gassman, ai Vanzina, a Monicelli attraverso la proiezione dei loro film più famosi accuratamente restaurati, retrospettiva dedicata a Peter Sellers protagonista dell’immagine ufficiale della Festa nei panni dell’ispettore Clouseau. Grande successo per i film di Alice nella città. Jelly Fish, opera prima di James Gardner ha vinto la 16/a edizione della sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle nuove generazioni.