Cannes, 72esima edizione fra drammi, tensioni e disuguaglianze sociali

Festival di Cannes 2019

Cannes  72esima edizione fra  drammi, tensioni e disuguaglianze sociali.  Il cinema come specchio della società premia con la Palma d’oro il film del regista sudcoreano  Bong Joon Ho. Premi a Mati Diop, ai fratelli Dardenne, a  Kleber Mendonca, Ladj Ly , Emily Beecham e  Antonio Banderas.

Francesca Graziano

Con una competizione  di livello molto alto,  il Presidente del Festival   Pierre Lescure   e il Direttore artistico  Thierry Fremaux non hanno  sbagliato un colpo.  Coniugando con somma esperienza cinefilia, mondanità e affari,   sono riusciti ancora una volta a confermare il Festival di Cannes come il più importante del  Pianeta. La Palma d’oro al “Parassita “ del  regista sudcoreano Bong Joon Ho  ha messo d’accordo  tutti i componenti della  giuria guidata da Alejandro Gonzalez Inarritu, che  al termine della cerimonia ha  così riassunto il senso e i temi della 72esima edizione  del Festival : “Abbiamo preso decisioni artistiche e non politiche, ma    posso dire che, guardando i Palmarès, tutti i film premiati trattano il tema della giustizia e dell’ ingiustizia sociale. Il cinema cerca di elevare la coscienza del mondo e l’ambizione dell’arte si riflette nel sentire, attraverso le frustrazioni e gli incubi del nostro tempo, quale può essere il futuro e tutto questo appartiene al linguaggio del cinema“.   Elegante e scabroso  nel contempo, il film a cui è stato attribuito il massimo premio   Parasite di  Bong Joon-Ho  parla di povertà e di  disperazione,  i protagonisti  sono furbi e intraprendenti, ma  immessi in un sistema che non ha pietà per gli ultimi.  Si raccontano diseguaglianze sociali e affinità umane, una guerra tra poveri che risulterà fatale per tutti,  dove non si salvano neppure i ricchi privilegiati .   Parasite è la storia di una famiglia maestra nell’arte di arrangiarsi: padre, madre e i due  giovani figli vivono in un povero seminterrato, cercano di sbarcare il lunario agganciandosi ai wi-fi gratuiti  o fanno lavoretti precari fino a quando non riescono a intrufolarsi attraverso finte identità nella ricca famiglia dei Park :  il figlio Ki-woo  come  insegnante di inglese,  la sorella come esperta di arte terapia ,  i genitori diventano l’uno autista e l’altra governante nella ricca casa, dando così il via a una serie di bugie e inganni che  condurrà a svolte tragiche e sorprendenti.  Un film sulla lotta di classe e sulla precarietà, dove ciò che  colpisce  in particolare è la struttura intelligente del  racconto, in cui si parla di un mondo tagliato da un invisibile contratto sociale. Opera solida, coesa dall’inizio alla fine, visivamente ricercata, il film di Bong Joon-Ho è sempre al servizio del tema che sceglie di mettere in scena con amara consapevolezza, spaziando tra commedia, dramma e thriller. C’è  una cura e ricercatezza nella messa in scena  per composizione e costruzione con immagini di grande impatto,  dove le sequenze sono sempre perfettamente integrate nel contesto  della storia.  Fumata nera invece per  “ Il traditore , il molto applaudito film di  Marco Bellocchio, ignorato , come del resto molti altri magnifici film ( l’annata è stata  eccezionale). Il cinema italiano era partito con molte speranze , ma la selezione di quest’anno  è stata molto forte e si sapeva già che la scelta sarebbe stata difficile. Ignorato anche il film molto atteso della Palma d’oro  Terrence Malick: l’eco che aveva accompagnato  “A Hidden Life” (Una vita nascosta) era quello del ritorno del regista-filosofo a un tipo di racconto più tradizionale e narrativo.  Il film si ispira alla parabola di un obiettore austriaco durante la seconda guerra mondiale, Franz Jägerstätter.  Ignorato anche Once Upon A Time…In Hollywood di Quentin Tarantino   di ritorno  a Cannes 10 anni dopo Bastardi senza gloria e a 25 anni dalla Palma d’oro presa per Pulp Fiction. Il  Gran premio della giuria è andato  ad  Atlantique della regista franco- senegalese Mati Diop, sul dramma di chi si imbarca per cercare un futuro migliore in Europa.  Il film  racconta l’allucinata e vana attesa di una giovane donna il cui innamorato è partito da Dakar insieme ai compagni di lavoro finiti tutti annegati  in fondo al mare. A due film è andato il Premio della giuria consegnato da Michael Moore , che ha ricordato come “l’arte in periodi cupi  ha aiutato a non perdere la speranza“. Il riconoscimento ex aequo è andato al francese Les Misérables e al brasiliano Bacurau, un film firmato da Kleber Mendonca  e Juliano Dornelles.  Les Misérables è l’ opera prima del regista Ladj Ly, classe 1980, francese di origine  africana . Qui la banlieue parigina, vera polveriera pronta ad esplodere,  è raccontata attraverso gli occhi di tre poliziotti di una brigata anti crimine di Montfermeil, dove Victor Hugo ha scritto il suo celebre romanzo, una giornata con loro attraverso le tensioni  che si scatenano quando un ragazzino del quartiere ruba un leoncino a un circo di gitani. Valgono ancora, più di 150 anni dopo, le considerazioni di Hugo, molto citato in questa edizione, sugli strati più poveri della società : “Non esistono erbe cattive o uomini cattivi, esistono solo cattivi  coltivatori“. Il regista ha dedicato il premio a tutti “i miserabili di Francia“.  Premio per la migliore regia  ai fratelli  Dardenne già due volte Palma d’oro, per  Le jeune Ahmed  dove  si racconta  il percorso di radicalizzazione di un tredicenne islamico “I populismi crescono, anche se  questo film è un’apertura- dicono i registi belgi- e un appello alla diversità e alla vita che è la vocazione del cinema”. Antonio Banderas ha  trionfato come  miglior attore per Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar.   Alla loro ottava collaborazione, il maestro spagnolo ha consegnato all’amico di lunga data il ruolo del  suo alter ego, Salvador Mallo,  un regista che lotta con la depressione e la fragilità fisica.  L’attore ha dedicato il premio ad Almodovar, il cui film molto intimista  è stato ritenuto da molti degno della Palma: “  Il riconoscimento- ci ha tenuto a sottolineare Banderas– è in nome del mio personaggio che si chiama Salvador Mallo e  che è , non è un mistero per nessuno, Pedro Almodóvar. Ho incontrato Almodóvar  quarant’anni fa, lo amo, lo rispetto, è il mio mentore, mi ha dato tutto e questo riconoscimento glielo devo.”Poco convincente invece la Palma della migliore attrice all’‘inglese Emily Beecham, protagonista del film della regista austriaca Jessica Hausner  Little Joe,   dove  l’attrice  interpreta una scienziata fitogenetica che sviluppa nuove specie di piante.  Premio per la miglior sceneggiatura a Céline Sciamma  per Il ritratto della ragazza  in fiamme.  Il film, tutto al femminile,  descrive l’incontro fra la giovane donna del ritratto   e la pittrice incaricata di ritrarla, un amore proibito fra due donne nella Francia del 1770.  Menzione speciale della Giuria al regista-attore palestinese Elia Suleiman che  con This must be heaven firma un surreale  viaggio dalla sua Nazareth a New York passando per Parigi alla ricerca di finanziamenti per il suo nuovo film.   Cosa si può dire  di questo Festival che ha riconfermato la creatività e  il ritorno dei grandi autori ? Il cinema si deve permettere il lusso  di essere un riflesso della società, in questo ruolo di specchio si è offerto  il diritto di mostrare i drammi, i tormenti e l’evoluzione della nostra epoca,  criticare e provocare, sollevare questioni essenziali, influenzare e anche scandalizzare, se necessario.   Il dramma epocale dei migranti, tensioni e disuguaglianze sociali soprattutto , commedia, ( poca) tragedia , (molta),   sesso, potere, dilemmi morali, tormenti dell’anima sono stati alcuni dei temi più esplorati di questa magnifica edizione.