Biennale d’Arte di Venezia 2019

Alla Biennale d’arte di Venezia 2019 la sfida della complessità

Francesca Graziano

 La Biennale d’Arte di Venezia  edizione 2019 punta   su una mostra intesa come dialogo, apertura, dialettica, fenomeno e insieme platea dell’umanità, che offra agli artisti un  libero luogo  di dialogo. Nel ribadire questa missione di un’arte fondata, oltre che sul piacere, sul pensiero critico,  la grande mostra  propone una riflessione  sugli aspetti precari del nostro tempo rifacendosi per questo  alla concezione dell’arte di Umberto Eco come “area culturale unica, arena di discussione, modo di riflettere sulla complessità di noi esseri umani”. Essendo  le opere esposte  un tentativo di rappresentazione della complessa situazione attuale, non possono esserci categorie, ideologie, né una lettura univoca,  tutte le certezze vengono messe in discussione, i presupposti spazzati via.

Vince quest’anno, come migliore partecipazione nazionale, il Padiglione della Lituania allestito in uno spazio interno trasformato in spiaggia con performer-bagnanti intenti ad intonare canti e nenie struggenti adagiati su lettini, mentre il pubblico li guarda “dal punto di vista del sole”.. Leone d’Oro ad Arthur Jafa per il film The White Album, che indaga sul tema della razza, Leone d’argento ad Haris Epaminonda per l’estrema eleganza compositiva e di assemblaggio che caratterizza le installazioni proposte dall’artista cipriota. Menzione speciale al Padiglione del Belgio per il progetto Mondo cane di Jos de Gruyter & Harald Thys, Horror spietato” l’ha definito la giuria, commentando i fantocci del padiglione curato da Anne-Claire Shmitz. . Oltre al Leone d’Oro alla Carriera allo statunitense  Jimmie Durham menzione speciale a Teresa Margolles per l’opera dedicata al tema del narcotraffico in Messico. Menzione speciale anche a Otobong Nkanga, in prima linea su temi analoghi. Molto ammirato  il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini curato da Milovan Farronato.   “Né altra né questa. La sfida al Labirinto” è il titolo scelto per la mostra. Tre gli artisti  partecipanti, Enrico David, Liliana Moro e Chiara Fumai. A ispirare il sottotitolo  il saggio di  Italo Calvino, lo scrittore che scelse la metafora del labirinto per dare forma ai complessi  volti  della realtà contemporanea. Interpretando questa linea di pensiero in chiave artistica, Né altra Né questa, a partire dal titolo, svela un percorso espositivo non lineare, che sfugge a qualsiasi prevedibile  traiettoria .Per quanto riguarda la mostra principale della Biennale d’arte di Venezia 2019 ,  il tema viene riassunto nell’espressione in lingua  inglese “May You Live In Interesting Times”, che evoca periodi di incertezza, crisi, disordini, “tempi interessanti” e complessi come quelli che stiamo vivendo. E’ la tematica scelta dal direttore artistico dell’ edizione  veneziana Ralf Rugoff,  il titolo si riferisce alla  volontà di restituire un quadro generale della situazione globale, politica e sociale, suggerendo, come  unica narrazione possibile, una pluralità di voci. La sfida della complessità nasce  dall’irrompere dell’incertezza nelle nostre conoscenze: all’idea della mente come strumento di rappresentazione della realtà si è andata  progressivamente sostituendo l’idea di una mente intesa come complesso di elementi  in interazione tra loro e come luogo in cui si costruisce una percezione propria della realtà. L’ attenzione si  è spostata  dalle strutture ai processi, la  credenza in una realtà unica e assoluta  ha ceduto  il passo alla certezza che noi normalmente viviamo in mondi intermedi. Criterio  fondamentale dello stare al mondo diventa  la capacità di ogni individuo di saper abitare  tra gli spazi multiformi del proprio Sé, caratterizzato dalla compresenza di più universi, per usare un’espressione di Edgard Morin, la sfida della complessità abbraccia numerose vie, come la contingenza, l’accidente, il caso, la singolarità, il caos,  ma questo  non sta ad  indicare una provvisorietà e limitatezza delle teorizzazioni, quanto piuttosto una molteplicità creativa e generativa dei sistemi complessi. Con tali premesse “La Mostra si concentra sul lavoro di artisti che mettono in discussione le categorie di pensiero esistenti e ci aprono a una nuova lettura di oggetti e immagini, gesti e situazioni” – spiega Ralf Rugoff – “Il loro lavoro,(…) ci invita a considerare alternative e punti di vista sconosciuti, a capire che “l’ordine” è ormai diventato presenza simultanea di diversi ordini”.  La nuova sfida del futuro, non solo in campo artistico, è  dunque imparare a vivere nella complessità del nostro tempo, condizione fondamentale perché si possa esprimere la creatività  osservando  il mondo all’interno di un’ottica di problematiche che si compenetrano e intersecano in maniera labirintica. Vengono abbattute o rese permeabili le barriere che hanno  isolato culture e civiltà, si costituiscono nuove interconnessioni e interazioni, ma anche nuove tensioni tra diversità e unità, nuovi confini culturali, nuove differenze, nuovi ibridi, nuovi significati e scoperte. Largo dunque a una visione frammentaria e a una pluralità di voci, a un coro polifonico e ben equilibrato. Tra i 79 invitati si annoverano due  italiani Ludovica Carbotta e Lara Favaretto  e tanti provenienti da Asia, Africa, Sudamerica, oltre che da Europa e Stati Uniti. La Mostra è affiancata da 90 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Per la prima volta in Biennale  Algeria, Ghana, Madagascar e Pakistan. . Fino  al 24 novembre 2019.