L’ARCIMBOLDO di Francesca Romana Fragale

L’ARCIMBOLDO

A Roma, fino all’11 di febbraio 2018, a Palazzo Barberini è visitabile la bella mostra monografica sull’opera dell’Arcimboldo.
Personaggio eclettico, ottimo disegnatore, virtuoso e originale, ferrato nelle illustrazioni naturalistiche, è nato e morto a Milano (1526-1593).
Come i grandi, viaggiò e operò alle Corti di Vienna e Praga, prima di tornare alla sua Milano.
In particolare suoi committenti furono l’ Imperatore Rodolfo II e a Vienna Massimiliano II. Rodolfo, un anno prima della sua morte, lo nominò Conte palatino.
Vissuto nel fermento del Concilio di Trento, fu un Maestro dell’arte sacra: lavorò per il Duomo di Milano, di Monza e di Como.
Nel periodo nel quale visse L’Arcimboldo stava divenendo autonomo genere pittorico quello delle nature morte, il giovane Caravaggio si andava formando e restavano vividi gli impulsi leonardeschi con le celeberrime caricature di volti umani, sovente riprese e trattate dagli artisti lombardi.
Aveva lavorato a bottega con il padre Biagio, per creare i cartoni per le vetrate del Duomo di Milano, l’estroso giovane Giuseppe.
Transito’ nel circolo di Giovanni Paolo Lomazzo che conduceva ricerche sul mondo naturale.
A Vienna Massimiliano II fece giungere a Corte animali mai visti prima, in concomitanza con la scoperta di terre nuove. Venivano catalogate Nuove specie di fauna e di flora, che venivano studiate e sapientemente disegnate. In quel periodo storico nasceva la botanica.
Ho tenuto a dilungarmi sulle sue note biografiche e a brevi cenni di ambientazione storico culturale perché L’Arcimboldo appare di tale originalità nei sui capolavori da apparire avulso dal contesto.
In realtà dobbiamo ammettere che era decisamente integrato nel suo mondo e ne era frutto.Questa considerazione certo non inficia la sua indiscutibile valenza artistica, ma serve a comprendere come in realtà il genio altro non è che un cinque per cento di innovatività verso l’attuale scienza e conoscenza, come sosteneva mio Padre.
Certo sorprendono ancora le sue famosissime ‘Teste composte’ e le sue ‘Stagioni’. La tecnica eccezionale unita a una sfrenata fantasia lo collocano nell’’Olimpo dell’arte.
Nell’abito della sua Primavera, composto da un fittissimo sottobosco ‘profumato’, spiccano persino delle deliziose fragoline.
Esempio di ludica follia le sue ‘Teste reversibili’, come ad esempio una cesta di verdure che capovolta diventa un ortolano con un esilarante riferimento fallico.
Da notare anche suoi ritratti di professioni, come ‘Il Giurista’, col volto composto da alimenti donati, inclusi i famosissimi capponi di Renzo.
Come ‘Il Bibliotecario’, con una vistosa parrucca fatta da libri.Questi esperimenti servivano per suscitare ilarità o curiosità nelle Corti, in fondo come i bambini ricoperti da peli, attrazioni da circo, divenuti celeberrimi, come si vede in mostra nei due ritratti sapientemente istallati a fianco delle stupende illustrazioni di animali e piante fatte dall’Arcimboldo.
Un secolo di curiosità anche morbose, in qualche modo prescentifiche, che consentiva agli artisti di potere creare credibili commistioni tra la realtà è la fantasia. Una bella epoca, in fondo, dove si poteva ancora sognare.

                                                                                                                                                                                                                         Francesca Romana Fragale