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Vincenzo Marro,nato a Roma il 23-07-1945,residente a Vetralla (VT).
Dal
1980 scrivo di poesia in forma di versi liberi,quale mio modus
espressivo più consono alle mie possibilità.
Solo recentemente,alcuni amici,scrittori locali e non, hanno
conosciuto i "miei" lavori e mi hanno sostenuto e incoraggiato, intanto
, a partecipare,come mio primo concorso,presso questa pregevole
A.I.A.M. dunque ad un concorso
internazionale,dove sono risultato finalista,e ne sono lietissimo e
grato.
Poco prima sono state pubblicate otto poesie della mia modesta opera
sull'Antologia di poesia Vetrallese",di tutti i tempi;ossia della mia
terra,che é stato inserito su catalogo nazionale,nella collana
"Quaderni Vtrallesi",che a prescindere me,ritengo di pregio,sia per la
valenza complessiva culturale,e quindi di memoria di un popolo.
Precedentemente qualche poesia é stata inserita su raccolte .a più
ristretto circuito divulgativo,o su una rivista locale. Sta per
uscire,(in Settembre),una raccolta personale,facente parte di una
collana che si realizzerà nel tempo.
Ho anche partecipato ad una rassegna locale di poesia verbale,dove ho
ricevuto molti complimenti;e proprio da questo evento che é incominciata
la mia avventura poetica dove anche l'editore locale si é trovato
d’accordo per intraprendere delle iniziative,che seguiranno.
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L'OSSERVAZIONE
Lame di spettro tagliano stanche chiome di alberi e foglie di vetro cadono mute e rassegnate in una” nevicata” luminescente, gente,che insensibile va senza “vedere” la meraviglia delle stagioni, della natura. Io mi sento fortunato perché ho il dono del cielo di osservare Cose ad altri invisibili; oltre i problemi d’esistere, che come velo oscurano l’anima.
UNA FOTOGRAFIA
In fondo al cassetto dei miei ricordi più gelosi, dentro al mio cuore,tengo, una preziosa scatola intagliata; legata a croce con nastri rosa e blù. dentro c’è un sorriso Che mi guarda da una fotografia immaginaria un po’ sfocata: quell’improbabile amore perduto nello scorrere asimmetrico del tempo
e della storia… …Ogni tanto sciolgo quei nastri, guardo un attimo quella fotografia e m’accorgo, con consapevolezza e con dolore, ch’è sempre un poco più sfocata ,ma quel sorriso è sempre illuminato di ciò che non è stato; ed una solitaria lagrima, chissà perché,ora, dai miei occhi, impertinente cade giù…
FOTOGRAFIA
Come sei bella,o mamma, dentro al mio cuore; mi viene da ricordarti
non com’eri adesso che la malattia t’aveva consumato, ma com’eri nella tua gioventù. Eppure di quell’epoca,non ho, che una vecchia e consunta fotografia,
che ho incorniciato, per sempre,dentro me.
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