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Nuccio GUIDO
fa il suo esordio nel mondo dell’arte nel 1970. muovendo i
primi passi all’ombra dei pittori Amanteani che, in quel
periodo, occupavano tutti gli spazi artistici: Mario Aloe,
Aldo Carotenuto, Francesco Furgiuele, Michele Sconzatesta e
Nando Turrà. Ed è proprio l'arte di quest'ultimo e la sua
tecnica che colpiscono l'animo e la fantasia del giovane
pittore. Le sue prime tele, infatti, sono pervarse dalla
voglia di imitare il Turrà scelto a suo modello e Maestro.
La grande amicizia, nata in seguito e l'irrefrenabile voglia
di dipingere di Nuccio, spingono il più maturo ed affermato
Maestro a consigliarlo, viste le apprezzabili qualità delle
sue prime opere, ad una ricerca continua per acquisire stile
e cromatismi personali sganciati dai modelli che non gli
permettevano di evidenziarne le grandi potenzialità. Tali
affettuosi ed amorevoli consigli, colti e seguiti con grande
intelligenza e modestia, liberano la personalità del giovane
artista tanto da fargli acquisire in breve tempo, un
inconfondibile stile ed un gran salto di qualità.
Trasferitosi a Portofino (1972) viene a contatto con la
pittura e le Maestranze liguri: Wilna Traxsino, Novella
Parigini, Alberto Guerri, lo scultore Edoardo Ceccardi,
I'acquarellista Guido Gagliardi, il francese Jean Paul Denis
e Natale Autelitano, sono gli Artisti che frequenta
assiduamente diventandone per le sue doti umane oltre a
quelle artisti che, amico e Collega.
II lungo periodo (dieci anni), vissuto sulla riviera ligure,
consegneranno l'artista calabrese al mondo della Critica
d'Arte che subitosi accorse del talento e della pittura di
Nuccio Guido.
Le sue opere sono infatti presenti in moltissime Collettive
nelle più importanti Gallerie italiane ed è proprio in
queste occasioni che incontra il Maestro Treccani che,
ammirato dalla bontà delle sue opere, lo sprona ad
intensificare il suo lavoro. È così, ormai, i bruni, le
terre bruciate, le ocre del primo periodo e il gusto quasi
monocromo del secondo periodo (dominato dal verde), hanno
lasciato il posto alle tinte tenue, quasi da chiarista o, da
acquarellista. In questo periodo certamente, è la bellezza
dei luoghi e l'influenza del Gagliardi a "Catturare" l'animo
e il gusto dell'artista. Realizza opere con tecnica mista
specializzandosi in quella grafico-colore in cui i gialli i
verdi e gli azzurrini so"no le tonalità dominanti.
La scelta della nuova tavolozza non è solo un caso, ma è il
naturale sbocco delle nuove abitudini: sul far del giorno
"En plein air", incomincia il suo lavoro di pittore. E sono
proprio queste nuove abitudini che gli consentono
d'incontrare il pittore Michele Cascella, già avanti negli
anni ma ancora davanti al suo cavalletto, sul far del giorno
che realizzava le sue nature da sogno.
La presenza di un grande artista e i colori limpidi del
primo mattino, erano degli stimoli irrefrenabili e Nuccio
non perdeva occasione per carpire al maestro il segreto di
un impasto o la scelta di una tonalità quando con mano
esperta, raccontava le sue tele. L'amicizia con Cascella
(loro luogo d'incontro era spesso il salone di Alberto, un
barbiere di Portofino) e, i lusinghieri giudizi dati dal
Maestro alle sue opere sono per Nuccio Guido un grande
stimolo. in questo periodo che la stampa specializzata, le
riviste e i cataloghi d'arte si occupano' in modo più
massiccio e continuo della Pittura dell'artista. Quando a
Ferrara viene premiato assieme a Remo Brindisi avviene la
definitiva consacrazione del pittore calabrese. I suoi
scorci, con ruderi saturi di storia, le sue marine
trasparenti, le nature morte (o come l'autore ama definirle
sul modello francese "natura silente"), i suoi acquarelli e
le sue chine, sono racconti eseguiti con delicatezza, quasi
eterei ed impalpabili, i toni sono dolci e sfumati come le
brezze dei mattini della Riviera Ligure. Conclusa
l'esperienza ligure, ritorna nella sua Amantea le cui radici
gli erano rimaste indelebilmente dentro. E qui, continuando
con grande zelo il suo lavoro, e forte della sua maturità
raggiunta e della esperienza conseguita dà saggio della sua
arte con un affresco realizzato nella chiesetta di S.
Giuseppe.
Le sue opere sono ormai presenti in tutto il mondo dalla
studio Gianca di Firenze all'Art. show Trade di New Jork
alla Artexpo California di Los Angeles.
II ritorno nel Sud non ha modificato la sensibilità e la
scelta dei soggetti, né lo stile artistico raggiunto in
Liguria. Continua infatti, a prediligere la pittura "En
plein air" ma la sua tavolozza pur rimasta limpida e fresca,
acquista il temperamento della gente del Sud diventando più
incisiva nei giuochi dei chiaro-scuri; la pennellata è meno
leziosa, è più corposa e `nervosa, ma sempre decisa ed
essenziale. Ha raggiunto, ormai, una proprietà di sintesi
sia tecnica che cromatica da fargli occupare, senza dubbio,
un posto di rilievo' nel panorama nazionale dell'Arte
Contemporanea.
Salvatore
SCIASCIA
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