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Festival internazionale del Cinema di Roma:
sotto il segno delle donne .
Di Francesca
Graziano
. Un Festival sotto il segno delle donne,
protagonista assolute di questa bellissima edizione, a partire dal film di
apertura “ The Lady” di Luc Besson, ispirato alla figura di Aung San Suu
Kyi, premio Nobel per la pace. E del film di chiusura, la versione
magnificamente restaurata di “Colazione da Tiffany” in omaggio ad Audrey
Hepburn a cui è stata dedicata anche una delle mostre del Festival, tra
queste la rassegna fotografica su Monica Vitti., senza dimenticare tra i
tanti eventi speciali l’omaggio di Wim Wenders a Pina Bausch e di
Sabina Guzzanti a Franca Valeri per la sezione “ L’altro Cinema”. Sul
tappeto rosso hanno sfilato le star da Penelope Cruz, a Isabelle
Huppert, Noomi Rapace, Zhang Ziyi, Olivia Newton-John .... che hanno
apportato al Festival il necessario glamour. Non sono mancati gli attori da
Guillame Canet al regista Michael Mann che ha dato una lezione di
cinema, i divi di casa nostra, Sergio Castelletto, Riccardo Scamarcio,
Sergio Rubini, Pierfrancesco Favino… e il generoso e molto amato Richard
Gere a cui è stato attribuito il prestigioso Acting Award Ha vinto
a sorpresa il Marco Aurelio per il miglior film “ Un cuento chino” (Un
racconto cinese) del regista argentino Sebastian Borensztein. Passato
quasi inosservato alla critica ufficiale, il film ha fatto incetta di
premi mettendo d’accordo una volta tanto giurati e spettatori. Un
incipit stravagante con una mucca che piove dal cielo e una storia
d’amicizia fra due uomini interpretati dal divo argentino Ricardo Darin e
dall’attore cinoargentino Ignacio Huang, il film è una divagazione
originale e piena di grazia sulle strade imperscrutabili ed assurde del
destino. Gran Premio della giuria a “ Voyez comme ils dansent” di Claude
Miller con Maya Sansa e James Thierrée La giuria presieduta da Ennio
Morricone ha attribuito anche due premi speciali, uno alla colonna sonora
del molto ammirato “Hotel Lux” ambientato tra nazismo e stalinismo ma con
colori di commedia satirica , mentre il Premio speciale della Giuria è
andato a “The eye of the storm” del regista australiano Fred Schepisi,
cast di attori straordinari , Charlotte Rampling, Geoffrey Rush e Judy
Davis. Tratto dall’omonimo romanzo del premio Nobel australiano Patrick
White e adattato da Judy Morris, il film, elegantissimo nella resa
formale, esplora i crudeli rapporti familiari tra una vecchia madre in
fin di vita, una sorta di Re Lear al femminile luciferina fino all’ultimo
istante e i due figli che si erano allontanati da lei accusandola di non
saperli amare. Premio della migliore attrice alla svedese Noomi Rapace,
che ha interpretato una madre in fuga dal marito violento nell’horror
psicologico” Babycall” del norvegese Pal Sletaune, ritratto di donna
fragile e inquietante molto diverso dal ruolo di Millennium, la trilogia
tratta da Stieg Larrson che l’ha rivelata al pubblico internazionale.
Miglior attore Guillaume Canet per “ Une vie meillure” di Cédric Kahn.
Pur con un presidente italiano Ennio Morricone è rimasta a mani vuote
l’Italia , in concorso con quattro film. Forte degli applausi ricevuti in
sala, ha sperato fino all'ultimo Pupi Avati con “ Il cuore grande delle
ragazze” Ambientato nell’Emilia degli anni ’30, il film è dedicato alle
“donne che in quegli anni avevano un cuore enorme e un’incredibile capacità
di sopportare, capire e perdonare i comportamenti dei mariti, cosa che le
donne di oggi difficilmente accetterebbero” dice il regista. Storia di
luoghi e sentimenti d’altri tempi, un amarcord perfettamente in linea con
il repertorio di film del prolifico regista bolognese. Fra concorso e fuori
concorso c’è stata molta Italia alla VI edizione del Festival di Roma per
ambientazione e realizzazione. Ecco allora una Torino di bruciante
attualità, quella segnata dalla crisi economica : è il set de
“L’Industriale” di Giuliano Montaldo, che affronta il tema della crisi
economica attraverso la figura di un imprenditore self made man (
Pierfrancesco Favino), oltre all’azienda rischia di far naufragare il
proprio matrimonio. E una Milano, anche questa nella morsa della crisi,
appare nel film di Marina Spada “Il mio domani” . La protagonista Claudia
Gerini è una tagliatrice di teste, in crisi esistenziale quando si
accorge che le sue lezioni di formazione ai manager altro non sono che
strumenti con cui le aziende giustificano i tagli del personale. E c’era
tutto il grande cinema italiano ( o almeno ciò che resta) a festeggiare
l’avvocato Giovanna Cau in occasione dell’uscita del documentario “
Diversamente giovane “ di Marco Spagnoli. Tra film è documentari sono
stati presentati più di 130 titoli giunti da ogni parte del mondo, capaci
di soddisfare tutti i gusti. Il Presidente Gian Luigi Rondi ci ha
tenuto a precisare che il Festival è stato molto vicino al Cinema, alle
sue molteplici espressioni, ai vari percorsi ed identità, ai confronti
generazionali , riassumendone in uno slogan il programma “ Tutto il cinema
per tutti”.
La VI edizione appena conclusa ha ancora
una volta rivelato la vitalità, malgrado gli accenti polemici, di un
cinema che sa rinnovarsi ed adeguarsi ai tempi, coinvolgendo il pubblico e
tutta la città, donando un forte impulso all’industria cinematografica
attraverso lo sviluppo ed il consolidamento della sezione mercato
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