| L'ARTE
DI ANNA
DOTTI
La prima
impressione che si può provare osservando le opere di Anna
Dotti è che l'artista abbia intenzionalmente cercato di
farle corrispondere ai canoni caratteristici di quel
movimento che, ispirandosi alle scoperte in campo
biopsicologico di cui Freud fù il più noto ma non l'unico
esponente, trovò una guida spirituale nel "Primo manifesto
surrealista" di Breton nel 1924. Può sembrare , infatti, che
l'atteggiamento della Dotti verso la vita, la sua stessa
concezione della vita, siano antitetici alla tradizione
tendendo ad affermare l'importanza della dimensione del
sogno nella vicenda umana; di un suo personalissimo sogno,
donde la necessità di lasciar prorompere la sua forza
inconscia anche, e soprattutto, quando dipinge. Nella
pittura della Dotti c'e anche l'affermazione della libertà
di esistere così come si è, della libertà di esprimersi
senza alcun rispetto delle leggi della logica, ubbidendo
soltanto ai canoni creati da quella particolare condizione
psichica che Apollinaire definì "stato di fantasticheria
supernaturalistica". Mentre, però, il surrealismo tenta di
superare la scissione critica tra realtà e mondo onirico in
un processo integrativo nel quale acquista validità
d'espressione, insieme ai sogni ed alle allucinazioni,
insieme ai sogni ed alle allucinazioni anche la follia, Anna
Dotti rimane, tutto sommato, ben piantata in terra: non
dipinge sogni, non dà forme e colori a fantasiose
immaginazioni, non vuole trasmettere ad altri una propria
interpretazione di non cose, non intende esprimere il
funzionamento del pensiero al di là del controllo cosciente;
e, così comportandosi, non si identifica nemmeno nella
corrente metafisica del surrealismo postbretoniano.
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"Pensando a te " olio/tela cm 70x80
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