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ALBA
DELL’ANIMA
Nel lucore
dell’alba l’anima
lieve si libra nell’aria - tenera
foglia danzante nel vento - candida e
pura, dall’ombra mondata degli
angosciosi tormenti di ieri.
Fresca
rugiada sull’erba, sui rami fioriti dei
peschi, mandorli, meli tutto
ristora, disseta, risveglia, rafforza e
v’infonde sano vigore per la
lotta del vivere.
Rugiada
limpida scende nell’anima - puro
lavacro in sacrosanto rito - e infonde
pace, letizia serena, forza
interiore ad affrontare il giorno senza tetri
timori.
ALLA NOTTE
Notte, mia chiara notte di lucenti stelle trafitta nel tuo manto
oscuro, avvolgimi ed annullami nel tepido rifugio del tuo limpido, infinito spazio incommensurabile.
Quali soffici nuvole i pensieri, sfilacciate nel bruno a coprir stelle per attimi impalpabili, a svelarle nella loro armonia, trama di miti intessuta d’eterno.
Tace la luna nuova. Il suo buio silenzio un vuoto imprime nel tuo spazio divino, tra le stelle.
Ma più chiare le faci del tuo regno scintillano ad accogliere il mio voto.
Accoglimi nel seno del tuo corpo materno, sacra notte; via dal pensiero le nuvole scaccia sì che la luce splenda senza un’ombra nel mio annullarmi in te, mia notte amica.
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PAPILIO
Sulla dorata rena senza un’orma di passo, senza pietra né
conchiglia né d’alghe verdi tenere ghirlande, un’ala gialla e nera dagli arabeschi d’arte fine e rara riluce sola e immobile.
L’effimero Papilio ha già vissuta la sua breve esistenza sulla terra. Ieri nell’aria tersa volteggiava vibrando luminoso l’ali seriche, d’impalpabile polvere dipinte dalla Madre, oggi Matrigna.
Nel brunito crepuscolo ha chiuso l’ali sue come le pagine d’un libro ormai finito; s’è posato per sempre sulla rena come un gualcito petalo caduto lungi dalla sua corolla.
Vita brevis, Papilio:
solo ieri! Oggi ad altri volare nella luce danzando sulle note della brezza dalla Natura è dato; ad altri volteggiare come petali che il vento innamorato via rapisce.
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